Novembre - Classica (2000)





A tre anni abbondanti dall'uscita di 'Arte Novecento' non si avevano più notizie dei Novembre. Nel marzo '99 un numero di Metal Shock conteneva un articoletto riguardante il report dai neonati Outer Sound Studios di Giuseppe Orlando, a Roma, in cui i Nostri stavano registrando un nuovo album. Al di là della sorpresa (il disco - si leggeva - avrebbe dovuto intitolarsi 'Classic') veniva sottolineato come Carmelo Orlando fosse tornato all'uso del growling e dello screaming.
Trascorrevano ancora molti mesi in cui l'unica certezza era che il disco subiva dei ritardi nell'uscita (aspetto che ha accomunato quasi tutti gli album seguenti, vuoi per un motivo o per un altro).
Nei primissimi giorni del gennaio 2000 nel CD allegato al mensile 'Psycho' (bei tempi) spiccava 'Cold blue steel', brano d'apertura del nuovo, sudatissimo disco. E i brividi che in tanti abbiamo provato sono ancora tangibili, sia per la potenza del brano che per il cantato di Carmelo, sicuramente uno dei "miracoli" musicali più intensi della fine del secolo scorso; perchè Carmelo, proprio lui, aveva avuto grossi problemi per un pezzo nel riproporre quel tipo di approccio. Perchè i Novembre dopo 'Arte Novecento' sono stati massacrati da una parte della "critica" (tra virgolette) italiana, prendendosi più tardi la rivincita per un disco che era avanti, un disco unico, uscito probabilmente in un periodo di inflazione eccessiva di altri generi musicali. ARTE NOVECENTO che è ARTE che aveva preso le distanze dal metal.
Poi il fallimento della Polyphemus (1998), dopo forse meno di 10 dischi prodotti (tra cui il primo gioiello dei Lunatic Gods e poco altro degno di nota).
La riduzione a soli tre elementi con l'uscita dal gruppo di Fabio Vignati, letteralmente scomparso dalla scena musicale.
Per fortuna c'è stata l'intraprendenza di Giuseppe nel metter su uno studio musicale, la consapevolezza di suonare ottima musica, la voglia di non mollare...poi quel disco (sempre 'Arte Novecento') capitato sulla scrivania di una responsabile della tedesca Century Media. Il contratto è il nuovo punto di partenza dei Novembre.
'Classica' è un disco che al di là delle sue architetture e delle sue atmosfere oniriche e grigie è lambito in modo persistente da tutta la storia personale e musicale dei quattro - forti della presenza sempre più incisiva di Massimiliano Pagliuso e dell'ottimo bassista Sandro Niola.
Max e Giuseppe hanno per la prima volta voce in capitolo nel songwriting che non è più a mero appannaggio di Carmelo. Il risultato più brillante è 'My starving bambina', quasi totalmente di Pagliuso, un brano che varia in parte quasi nel pop-rock ma che ha una carica metal non indifferente. Un brano d'impatto, suggestivo, uno dei più riusciti del disco.
Splendida 'Foto blu infinito', se ne parla sempre troppo poco, invece è una strumentale sublime, che alterna chiaro/scuro unitamente a tutto il disco: il chiaro sono la sezione acustica (in parte di Fabio Sanges, mi pare) e il fretless solo di Sandro, fantastico. Peccato che anche al buon Sandro sia toccata la 'Maledizione dei bassisti' che dal Vignati in poi ha accomunato TUTTI i bassisti dei Novembre (Adriano Neri, Demian Cristiani, Luca Giovagnoli, il grandissimo ex-Desecration Fabio Fraschini), con tanti auguri a Valerio Di Lella.
E' Carmelo però il cardine di questo gruppo, il principale artefice dei riff, col suo cantato disperato alternato al pulito, lontano anni luce dal debut 'Wish...'. 'Classica' è un disco dei Novembre a tutto tondo, la musica riflette gli artisti, la copertina e le tonalità del curatissimo booklet riflettono la musica, e musica e parole all'unisono formano una sola entità, senza messaggi, ma sensazioni.
Le medesime sensazioni che uniscono anche 'Film blu' (1993) di Kieslowski, che Carmelo adora (anche il sottoscritto adora tutta l'opera del regista polacco) e il cui tema predominante chiude 'Love story', uno degli episodi più efferati del disco, in cui Carmelo si scatena in screams di quasi "Johntardyana" memoria.
La produzione di Andy LaRocque è pompatissima, ed è anche per questo che alla fine 'Classica' è il disco più duro dei Novembre. Non è però un ritorno al 'Metal' dopo le sperimentazioni del disco precedente: il nuovo punto di partenza per la carriera della band capitolina che ormai può giostrarsi con grande disinvoltura tra generi diversi, vista la lista lunghissima di influenze (da Dead Can Dance ai Carcass, passando per Marco Masini), rielaborate in un corpo unico, distinguibile.
Perchè 'Classica' oltre alla furia delirante della sua parte centrale ('Love Story', 'L'epoque noire' e 'Onirica East') è anche il disco di 'Nostalgiaplatz', il brano più dream-pop del gruppo, quello più emozionante per il sottoscritto.
E poi gli assoli della parte finale di 'Tales from a winter to come', l'accelerazione black-metal di 'Onirica East' ('Let me hate' è tornata a vivere!!) o le sensazioni di gelo che musica e testi di 'Winter 1941' evocano: c'è tanto in questo disco, schizofrenico e geniale nella sua ambiguità, suonato molto bene.
Infine nota di merito per l'artwork di Niklas Sundin, con la sovrapposizione di arte bizantina e un nudo di donna: perchè i Novembre sono il ritratto di questo accostamento bizzarro, il loro gusto per l'arte è assolutamente profano e non da intenditori, ma da questi estremi che si incrociano (vedi appunto Masini coi Carcass) nasce un tipo di musica assolutamente "divino".
Anzi

C'è un luogo a nord di Arcadia oltre i mari Esei dove non c'è mai veglia nè perchè...
Onirica
Onirica
Onirica
Oniiiiiii-RICAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA

Capolavoro assoluto.

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