About Elly (di Asghar Farhadi, 2009)


'About Elly', sebbene ricorra ad uno stile particolarmente occidentale (e vedremo il perchè) e poco documentaristico appartiene di diritto al Nuovo Cinema iraniano, avverso al regime perchè si sofferma sugli effetti di una applicazione incondizionata di precetti religiosi nelle azioni individuali - e nella relativa codificazione della morale e delle leggi.
Fondamentalmente ci sono due location, e l'azione è ridotta all'osso. Una galleria di trentenni in villeggiatura, tre coppie e due scapoli; mezzora per conoscerli, poi scatta la chiave del giallo.
Come ne L'avventura, una donna della compagnia cade in mare. Ma se nel film di Antonioni quell'episodio mette in luce la trasparenza di alcuni personaggi e l'aberrazione delle relazioni interpersonali, qui viene sviscerato il sistema che regola onore, colpa, morale; un fardello enorme che aleggia costantemente sui pensieri e sulle decisioni dei protagonisti. Non è mai menzionato in tutto il film semplicemente perchè è quel motore invisibile e incontrovertibile che muove a suo piacimento i fili della loro quotidianità, che ne determina la prontezza a ricorrere alla menzogna pur di evitare di farci i conti.
Il film si rivela in tutta la sua potenza con maestria, analizzando minuziosamente i processi psicologici individuali e di gruppo, mettendo lo spettatore costantemente di fronte ad una serie di variabili ma pungendolo sempre attraverso l'arma della distorsione di quella possibilità che egli ha ipotizzato in base al proprio concetto di morale.
La condizione della donna è uno dei temi-chiave, ma non è esplicito come in un film come Il cerchio. Emerge tra le righe, nell'ombra di una relazione, tra persone che in realtà hanno comportamenti che rientrano nella consuetudine. Questo è l'aspetto di maggior rilievo, perchè non è un film su mostri o eroi della moderna Iran, ma persone comuni che tuttavia esercitano un codice comportamentale insito nella propria cultura.
I fatti sembrano dimostrare che Elly sia stata eroica (secondo una prospettiva occidentale?), ma nel film tutto finisce per collimare verso una questione d'onore, pura e semplice, che si erge prepotentemente al di sopra di un atto che - estirpato da quel sistema in cui è stato compiuto - appare di gran lunga di maggior probità e su cui soffermare la propria attenzione.
Splendida la mossa che rafforza questo quadro (ed un ulteriore differenza con il film di Antonioni, in cui davvero ad un certo punto non ha più motivo d'interesse la sorte di Anna): giunti alla conclusione lo spettatore DEVE sapere la verità su Elly per avere la conferma di ciò che gradualmente s'è insinuato tra i suoi sospetti, ossia su quanto una fede indiscriminata che segue sia coscientemente che inconsapevolmente un ordine prestabilito governi convinzione e supposizione e di conseguenza influisca e alteri il giudizio sul valore di una determinata azione.
Ottima la prova del cast, in cui spicca Golshifteh Farahani, ormai un'icona antiregime.

Nessun commento: