The Elysian Fields - We...the enlightened (1999)



I My dying bride che sposano (è proprio il caso di marcarlo) i Naglfar??? Ecco un gruppo formidabile purtroppo passato quasi inosservato o scartato a priori perchè:

1. Decisamente differente dal trend greco di quegli anni (l'unico gruppo vagamente simile, per cifra stilistica di ampiezza notevole ma non come sound tout court, sono i primi Nightfall)

2. Ha unito troppi elementi apparentemente senza legame, dal doom-death al black melodico, passando per furiose accelerazioni in tripla cassa, a partire dal secondo album purtroppo non umana.

Ma se l'utilizzo della drum-machine mette d'accordo sull'azzardo non esattamente congeniale rispetto all'ensamble, c'è da dire che raramente ho avuto modo di ascoltare e apprezzare una tale padronanza di generi così differenti. 'Adelain' era molto più doom, 'We...the enlightened' (1999) comincia ad aumentare in maniera esponenziale gli influssi svedesi, che sul disco seguente diverrano più accostabili alla scena melodica e meno a quella black ('12 Ablaze', 2001), fino ad un ultimo e discusso album che fonde parti alla at the gates a musica elettronica ('Suffering G.O.D. Almighty', 2005), smarrendo definitivamente quel tipo di orchestrazioni e di gusto per la musica classica e sinfonica che contraddistingueva con ardore e classe i tre dischi precedenti.
Questo terzo album è a mio avviso il migliore, il più composito e a tratti geniale, dotato di atmosfere epiche e riff travolgenti, e scomposto spesso tra divagazioni cupe e sognanti. Le uniche note non all'altezza della maestria strumentale di chitarre e arrangiamenti orchestrali sono proprio la drum-machine e il cantato di Bill, che diciamocelo è stato sempre un po' insipido.
Melodie struggenti e la sagacia nell'inserire strumenti come piano e violino al momento giusto fanno di questo disco un gioiello sinfonico, epico, che sprigiona con naturalezza a seconda dei momenti riff black, death e doom, in un quadro complessivo ad ampio respiro, gestito con competenza. I testi sono un po' pacchiani per i miei gusti, così come le foto con i pugnali (?!) dei due musicisti, ma si addicono all'atmosfera evocata dalla musica.
Per quanto riguarda i brani è difficile individuarne uno meno riuscito, sicuramente 'Their blood be on us' è il manifesto del gruppo. Spettacolare il finale di 'Until the night cries rise in your heart', che sconvolge chi ama 'Athenian Echoes' dei Nightfall. Mentre gli amanti del primo album si dilettano col successivo '...and the everdrawn faded away', letteralmente sventrato dal riff mydyingbridiano che ne caratterizza l'intermezzo. C'è anche spazio per i momenti che rasentano i Paradise Lost sia musicalmente che vocalmente (la conclusiva 'Wither, oh divine, wither'). Molto valida anche la strumentale 'The last star of heaven falls'.
Infine il momento più alto raggiunto dal disco, a mio avviso nell'intermezzo struggente di 'Arcana Caelestia', in cui violino, chitarre acustiche e melodie si sposano generando un quadro di bellezza rara.
Splendidi i riff black-metal di chiaro riferimento svedese, un disco che non può non piacere proprio agli amanti di questo genere.

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