Edge of sanity - Purgatory afterglow (1994)



Purgatory è un corpo estraneo alla nascente scena di melodic-death di Göteborg pur annoverando una quantità impressionante di melodie, e al tempo stesso è la vernice rossa attraverso cui gli Edge of Sanity compiono il loro penultimo e già decisivo passo per svincolarsi dalla scia pericolosa degli Entombed (che proprio quell'anno diedero, a loro volta, una sterzata vigorosa al proprio trademark).
In fondo parliamo di un disco death-metal: 'silent' e 'of darksome origin', ad esempio, svernano persino riff black-metal (Andreas Axelsson ha radici black nei Marduk e lo stesso Dan Swanö in quegli anni è stato dietro la consolle in decine di dischi black-metal nei suoi Unisound), e malgrado l'inserimento di una quantità maggiore di clean vocals, il timbro di Swanö è sempre il growl roccioso ed espressivo che imperversava sui tre album precedenti.
A cambiare è la formula: Dan Swanö, il leader ventunenne del gruppo, è già un affermato musicista polivalente, e ama da impazzire i Marillion e il prog-rock inglese dei due decenni precedenti. La chiave di Purgatory è l'inserimento di questa passione nel death-metal, l'uso crescente di un cantato pulito profondo ed enfatico, e una rivisitazione quasi totale della distorsione del basso e delle due chitarre, oltre al bilanciamento tra gli strumenti stessi. A ciò si aggiunge infine il rientro in pianta stabile nel gruppo di Anders Lindberg dopo aver svolto il servizio di leva.

Una volta ho letto che su 'Twilight' viene utilizzata una sola chitarra e un basso distorto; non è così, ma l'effetto per l'ascoltatore è esattamente quello di assistere ad un leading-guitar continuo; Dread da questo disco ha finalmente maggior spazio per animare i brani proprio come su un disco di matrice prog farebbe la chitarra solista.
La prima volta di 'Twilight' resta prepotentemente impressa per molti aspetti: la voce soave e inaspettata di Swano sull'altrettanto imprevisto tappetino di tastiera. In quest'atmosfera sognante si erge il primo riff, che si ripete un paio di volte. Ma è a questo punto che come un fulmine a ciel sereno irrompe un riff di una potenza devastante, frutto di una chitarra distorta all'inverosimile. E' uno dei killer-riffs più memorabili di Dread.

In 'Blood-colored', il brano che preferisco del disco, gli Edge of Sanity riescono a rendere il connubio tra due generi così disparati (il death-metal e il prog) semplicemente perfetto: non c'è schizofrenia artistica, l'alternanza vocale di Swanö è parte di un unico, nuovo mood.
E' un disco che si distingue, con abilità ma senza virtuosismi, con un dosaggio misurato e mai eccessivo di melodie che serpeggiano in composizioni sempre pesanti, che non perdono di vista le origini death-metal.
Come se non bastasse al centro del disco gli Edge of Sanity inseriscono il loro brano più orecchiabile e celebre, il più studiato e imitato negli anni successivi, un brano che anticipa notevolmente la soffocante ondata goth-rock della seconda metà del decennio: è 'Black tears', spudoratamente catchy, con un refrain diabolicamente stuzzicante. Un brano che trova posto in un disco del genere con una naturalezza entusiasmante, perchè è come se in 3:14 la band avesse isolato tutta la vena rock che pervade il resto delle composizioni.
Nell'edizione giapponese in mio possesso chiudono due brani di 'Until eternity ends', il MCD che ha preceduto il disco.
L'artwork di Kristian Wåhlin, stupendo come sempre, racchiude l'universo musicale della band di Finspång, in costante evoluzione anche nelle tematiche sempre più sci-fi e fantasy.

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