Konkhra - Spit or swallow (1995)





Se si pensa a 'Spit or swallow' vengono in mente una serie di concetti-chiave: Death 'n' roll, panterizzazione del death metal, post-thrash, un'era nel segno di headbanger's ball.
I danesi Konkhra nel loro momento di grazia nell'ottobre del '94 entrano ancora nei Sunlight con Fred Etsby (qualora non sappiate chi sia, prima di proseguire uhm vedete quella X bianca su sfondo rosso in alto a destra?) per registrare quello che a mio avviso è il loro disco migliore, un vero e proprio spartiacque di un genere, manifesto di un particolare periodo di influssi vari d'oltreoceano e scandinavi su una scena freschissima e in pieno fermento come quella del death metal danese, che si era raccolta e riprodotta attorno al seminale 'Sexual affective disorder'. I Konkhra vengono considerati forse a torto tra gli esponenti del death 'n' roll mentre le band che hanno realmente intrapreso quel tipo di strada (tra l'altro appartenenti a scene che non si sono influenzate vicendevolmente) sono state ben altre: Korpse in Scozia, Gorefest in Olanda (solo dal loro quarto album 'Soul Survivor' a proposito del quale scriverò certamente su queste pagine), Entombed ('Wolverine blues' è sicuramente l'album più celebre ma non il primo esempio), Furbowl (e aggiungo i Seance di 'Saltrubbed eyes', disco mostruoso che non si fila mai nessuno) e soprattutto gli Xysma in Finlandia con I CAPOLAVORI 'First and magical' (1993) e 'Deluxe' (1994), a cui aggiungo Disgrace e Convulse che hanno registrato dischi altrettanto memorabili.
I Konkhra pur evolvendo il proprio death metal degli esordi non hanno risentito di questa nuova ondata scandinava (semmai sono debitori in larga misura allo swedish-death), figuriamoci dei misconosciuti Korpse che ancora oggi vengono snobbati. E' vero che alcuni riff su 'Spit or swallow' sono vagamente seventies, ma definire questo disco death 'n' roll è fuori luogo. Semmai l'influenza maggiore, impuntandosi nel cercare di scovarla, appaiono proprio i Pantera. Immaginate la furia del death metal danese, con la sua distorsione ultrabassa, che incrocia la possenza di 'Vulgar display of power'. Ne proviene un autentico macigno. Ma i Konkhra hanno una personalità propria sempre più definita. Sanno muoversi tra pezzi velocissimi come nel debutto (la title-track, 'hail the body, burden the spirit', 'hooked', o la devastante 'Necrosphere') ad altri più lenti, caratterizzati da un paio di riff che ti si piantano nel cervello ('Centuries', 'Life Eraser') e che a costo di diventare ripetitivi illuminano un brano intero; 'Life eraser' è un brano di una semplicità disarmante ad esempio, ma il suo riff portante è sensazionale. Non è finita, in tutto ciò dovete sempre considerare una quantità IMPRESSIONANTE di riff stoppati (in 'Scorn of the Earth' sono quasi tutti di questa natura); quello ossessionante di 'Hooked' è memorabile, la splendida padronanza su 'hail the body...' dell'alternanza tra le parti tirate e stoppate ne fanno forse il brano più completo. Quello più rappresentativo è invece sicuramente 'facelift', attorno al quale è stato anche concepito un MCD che ha preceduto il disco intero, e da cui è stato estratto il video più famoso della band, passato in continuazione all'epoca nei programmi specializzati. Claus Vedel è stato sostituito da Kim Mathiesen nel ruolo di seconda chitarra e il salto di qualità nelle parti soliste è palese. Mathiesen si atteggia a guitar hero che forse non è, ma ha un proprio stile e sebbene non contribuisca al songwriting garantisce sempre nel momento giusto dei brani inserti acidi e brevi, perchè ai Konkhra non interessa "scadere" nella melodia, ma restare una band fedelmente ancorata al death metal delle origini. Per ora...perchè dopo aver suonato con successo in giro per il mondo Lundemark cambia momentaneamente la propria formazione danese per dare alla luce 'Weed out the weak' con Chris Kontos alla batteria e James Murphy alla chitarra solista. Ma questa è un'altra storia...

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