Edge of sanity - The spectral sorrows (1993)





Andreas 'Dread' Axelsson e Dan Swano sono musicisti diversi, basta guardare nella discografia degli Edge of Sanity per imbattersi sin da 'Unhorthodox' (1992) in brani che seguono quasi un filosofia agli antipodi in termini di ritmica e arrangiamenti. Questa miscela creativa ha dato vita ad uno dei sodalizi più redditizi della musica estrema, fino al maldestro e pasticciato 'Infernal' (1997), quello sì davvero schizofrenico e in certi punti quasi nonsense, tale da determinare la fine di uno dei gruppi metal più innovativi dello scorso decennio. Sempre accompagnati dai fedelissimi Sami Nerberg (chitarra), Benny Larsson (batteria) e Anders Lindberg (basso - ma non su questo disco perchè doveva svolgere il servizio militare) le due menti del gruppo hanno saputo stravolgere le coordinate iniziali 'Clandestine'-dipendenti per sperimentare una propria forma, che è la perfetta sintesi dell'apporto di entrambi. Infatti se ascoltiamo 'Livin' hell' e poi 'Lost' (tracce 3 e 4 del disco) è innegabile provare sensazioni diverse (il primo è violentissimo, il secondo lento) ma al tempo stesso di pensare che si combinano a meraviglia. 'The spectral sorrows' nel suo lunghissimo dipanarsi (13 brani) è la continua manifestazione di questo alternarsi tra brani tirati e lenti, riff più swedish ad altri più melodici. Gli Edge of Sanity sono stati tra i primissimi (assieme a Dark Tranquillity e At the Gates) a sperimentare un certo tipo di melodie. Ma se i due gruppi di Goteborg sono arrivati a sostituire la componente death con la melodia, gli Edge of Sanity si sono adoperati affinchè ci fosse continua compresenza tra le due correnti e in ciò sono stati gli unici. E' come ascoltare gli Entombed che di tanto in tanto si lasciano andare a melodie staravaganti? Non è proprio così, questo disco è ancora fortemente death metal e la melodia è solo una delle strade alternative per uscire dallo swedish e respirare aria nuova. Gli altri elementi che arricchiscono il quadro e rendono appetitoso e sempre vivo l'album sono un uso intelligente della tastiera, la voce di Swano (a cui talvolta si accompagna in qualità di backing vocals l'apporto di Dread), rallentamenti, inserti acustici e un certo gusto per l'epic che spunta di tanto in tanto. Senza dimenticare un vago sentore rock 'n' roll che serpeggia per tutta la discografia della band.
La title-track apre il disco: un brano strumentale sinistro, ricco di feedback e un riff cadenzato che ci introduce nel primo vero brano: 'Darkday'. Ed è subito capolavoro. Melodia e riffoni swedish, un cantato strepitoso, espressivo come pochi. Un finale da brividi. La frase "Like fragments of unbecoming" ha dato vita al monicker di un gruppo tedesco più o meno dedito a questo genere.
'Livin' hell' è come preannunciato un pezzo tirato a-la Entombed, forse il brano più accademico...non c'è tempo per respirare che si entra subito nella LEGGENDA con 'Lost', lento, claustrofobico, arrangiamenti acustici da brivido. 'The masque' è un altro brano di Swano e gira attorno ad un riff che chi conosce 'Crimson' ha ben presente, perchè assomiglia molto a quello contenuto su quell'album. Altro capolavoro.
E poi la vera sorpresa dell'album...'Blood of my enemies', una cover dei Manowar?? Ma siete impazziti?! No, è clamorosamente seducente! La voce roca di Swano è formidabile!
Nella violenza di 'Jesus cries' fanno capolino riffoni stoppati, e il testo è qualcosa di veramente brutale ed uncorrect. Urla a caso di Dread nel finale.
Arpeggi e e riff rallentati animano la prima parte di 'across the fields of forever', prima del solito stravolgimento di metà brano, quando subentrano spesso elementi che scombinano un possibile sfociare nella ripetitività, che invero non avviene mai. L'unico brano che presenta una certa ripetitività è proprio 'Lost', ma è studiata diabolicamente per avvolgerti in quel magnifico ensamble di parole perfettamente scandite.
'On the other side', l'ultimo brano di una certa lunghezza (rasenta i 6 minuti), è uno dei più poderosi, non si direbbe che è di Swano se non fosse per quel finale melodico (con clean vocals). 'Sacrificed', altra hit imperdibile del disco: campionamenti e batteria anni '80, voce pulita profondissima, chitarra solista: un brano eccezionale che precede 'Black tears' del disco seguente, che a sua volta precorre con larghissimo anticipo tutto il movimento 'goth-rock' della seconda metà degli anni '90. Al di là della sua importanza capitale, è uno dei brani più belli degli Edge of Sanity, questi pionieri così colti di musica extrametal a soli 21 (Swano) e 22 anni (Axelsson). 'Waiting to die' e 'feedin' the charlatan' (quest'ultima cantata quasi per intero da Andreas) ci riportano alla brutalità con cui pensavamo di aver fatto i conti.
La tastierosa 'a serenade for the end' chiude un disco bellissimo, che attraverso un'atmosfera sinistra racchiude delle perle che brillano di luce propria, lontane da schemi e spesso fraintese o non colte da tutti.
E' finita..ma anzi no, perchè sull'edizione giapponese di cui sono in possesso c'è ancora tempo per il quattordicesimo brano, la potentissima 'bleed' composta da Swano, il cui testo sul booklet è solo in giapponese.
Infine la foto, perchè a volte anche le foto diventano leggenda: i cinque sulla ghiaia sono l'ultima immagine che contribuisce a focalizzare la nomea di CULT che questo album merita.

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