L'enfant (di Luc e Jean-Pierre Dardenne, 2004)


Sonia ha il suo neonato in braccio, vorrebbe rientrare nel suo appartamento ma lo trova affittato per alcuni giorni a sconosciuti: questa prima sequenza inquietante ci immerge nell'ennesimo viaggio dei Dardenne nell'emarginazione. Chi ha affittato l'appartamento non è altri che Bruno, padre del bambino (chiamato Jimmy...e siamo in Belgio). Bruno nella vita fa il ladro e il ricettatore. Male. Perchè come ladro deve ricorrere alla collaborazione di due ragazzini. Come ricettatore ogni qualvolta rivende la refurtiva viene puntualmente fregato. Forse è troppo buono o stupido. Forse non ha gli strumenti per formare un senso di responsabilità.
Ad ogni modo Sonia perdona il gesto e seppur malvolentieri passa la notte in un dormitorio con il bambino. La base del perdono è l'amore che prova per Bruno. Sono molte le sequenze iniziali in cui i due giocano a rincorrersi e a scherzare come bambini. Perchè in fondo questo sono. Ma Bruno è un padre che non sa assolutamente assolvere ai suoi doveri: la nascita di un figlio non ha minimamente intaccato il suo senso di responsabilità e non lo ha invogliato a provare a fare qualcosa per uscire dal proprio tunnel. Il suo proposito resta quello di far soldi a tutti i costi, arrivando a svendere persino i propri vestiti (in una scena rivenderà per un euro una giacca!). I soldi vengono reinvestiti per cose di poco conto e questa è la base per un meccanismo vizioso da cui non riesce ad uscire. La scossa della paternità non produce l'effetto sperato, anzi il suo esatto opposto: per Bruno è l'occasione per rivendere il bambino (per 5000 euro). La logica è quella del "Tanto poi ne facciamo un altro". E' questo il momento-chiave del film, quello che colpisce più a fondo. Ci vanno giù duro i Dardenne, osano superare i limiti di accusa/comprensione e anche della compassione. Bruno genera i più svariati sentimenti: produce la giustificata rabbia di Sonia verso cui prova un affetto sincero. Recupera il bambino ma entra nella morsa degli strozzini. A questo punto quale riscatto ci aspettiamo? Questo è il punto fondamentale del film, in italiano sottotitolato "una storia d'amore". Dopo la visione è lecito pensare che tutto sommato quel sottotitolo non stoni. Ancora una storia di perdono, riscatto, e umanità nella disumanità. Ancora un mondo nascosto in cui vigono altre leggi morali. La società "al di qua" della linea lascia che si creino queste disparità e poi pretende di attuare la propria legge. Noi non possiamo pretendere che Bruno si responsabilizzi se non gli diamo gli strumenti, se lo lasciamo solo. Perchè ancora una volta, come ad esempio in 'Rosetta', è la solitudine dell'emarginazione ad essere messa in primo piano. I Dardenne descrivono questo divario forse incolmabile. Palma d'oro legittima.

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