Cult of Luna - The beyond (2003)




...E nel 2003 i Cult of Luna fecero il primo deciso passo verso la leggenda. Forti del contratto con la Earache e con la collaborazione di Pelle Henricsson al missaggio e nella co-produzione 'the beyond' è innanzitutto prodotto molto meglio rispetto al debut. La formazione è sempre a 6 elementi (anche se solo come session appare anche il futuro batterista Thomas Hedlund) con l'unica novità del cambio di bassista: Andreas Johansson non fa certo un ingresso in punta di piedi. Andreas tira semplicemente delle mazzate terrificanti al basso, e questo sarà il trademark a mio avviso di The Beyond. Quel che più resta nella testa dopo questi 71 minuti di una pesantezza più unica che rara sono gli assalti sonori con arrangiamenti minimali ma spaventosamente efficaci e non grezzi, direi più "ancestrali", passatemi il termine. I Cult of Luna ridisegnano un genere, lo sludge, passando per la loro passione per l'hardcore, una passione superata e evoluta, mimetizzata in un efferatissimo mood metal, o post-metal a questo punto, se preferite. L'inetichettabilità di The Beyond è tale perchè la band si è allontanata con un gran balzo dall'accostamento ai Neurosis (sempre presenti però), attraverso composizioni molto più mature e variegate. Brani che raramente vanno sotto i 7 minuti e che a volte oltrapassano i 10 minuti di lunghezza. E tante, tantissime bastonate di plettro sul basso unite allo stesso tempo a sequenze di arpeggi in crescendo da capogiro. I Cult of Luna esibiscono in tutta la loro forza la loro caratteristica più avvincente, che comincia ad unirli ai colleghi d'oltreoceano Isis: i climax sonori che li portano ad esplorare e sperimentare corde emotive, come pertiene a pochi. Non una grossa novità, bisogna ammetterlo: in questo nuovo modo di comporre più elaborato l'influenza sommessa di gruppi post-rock del decennio precedente è massiccia. Proprio quando i Cult of Luna posero questa pietra miliare, cominciò al tempo stesso il processo di snellimento della componente -metal per avvicinarsi progressivamente (ma non in modo così drastico) ai loro amati Mogwai et similia, sul successivo capolavoro 'Salvation'.
I Cult of Luna sono anche sei ragazzotti per 3/4 vegetariani e di cui due Vegan, e questo disco in gran parte riflette la loro natura animalista e ambientalista. 'Genesis' ("The march lingers on") è una marcia di un'intensità mostruosa, nella sua ripetitività ossessionante ma mai stancante. 'Receiver' una mazzata sui denti, uno dei migliori brani del gruppo, con un ritornello spaventoso ("I received the spit from a snake/and the snare cut real deep/I was caught in her womb/Something spreading in my veins") seguito da un intermezzo acustico memorabile. Poi 'The Watchtower', il brano più corto (si fa per dire, '6.19' di durata) e il primo videoclip della band: ritornello indimenticabile con cori in sottofondo, e il violoncello di Johanna Hedlund che torna a fare capolino a due anni dal debutto. Un brano straordinario.
'Circle' è il brano più "soft", si fa per dire, del disco. Un'incedere di chitarre acustiche fino ad un'esplosione metallica a metà brano e una parte finale a dir poco straziante, in cui le urla disumane di Klas raggiungono probabilmente la loro vetta nel disco.
Giunge il momento di 'Arrival', sicuramente uno dei brani più epocali che il gruppo è riuscito a comporre. Il climax finale, prima discendente e poi ascendente, raggiunge un picco emozionale indescrivibile.
'Leash' è il brano più pesante della loro discografia: mazzate di drum'n'bass e chitarroni distorti che si rincorrono per oltre 7 minuti senza sosta.
C'è un momento di tregua: il breve intermezzo acustico 'Clones', costituito da arpeggi e piccole orchestrazioni mozzafiato. E' il preludio a 'Deliverance', un altro dei miei brani preferiti del gruppo ("Find the essence in ourselves and escape through the tunnel"). E' un'altra processione devastante in stile 'Genesis'. L'immancabile intermezzo doomy è fantastico.
Ma se pensate di aver carpito in toto il sapore di quegli accordi lenti e massicci dei Cult of Luna, non avete ancora affrontato l'ultima 'Further': tre accordi suonati ad una lentezza esorbitante ripetuti fino alla follia prima di una parte centrale sognante e un ritorno alla prima strofa; è una ninna-nanna in salsa Cult of Luna, un brano spettacolare, il più minimale di tutta la discografia della band, ma un vero trip, da ascoltare ad occhi chiusi.
'The Beyond' è un disco fondamentale per chi si volesse avvicinare al rinnovamento del genere metal nel nuovo millennio passando attraverso la fusione di hardcore, sludge e post-rock rielaborati con una competenza clamorosamente avvincente, dispetto alla durata di un disco così tremendamente pesante. Un disco indimenticabile che oggi viene già annoverato come uno dei capisaldi del post-metal.

The watchtower

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