Omicidio a luci rosse (di Brian De Palma, 1984)


Questo film è 'Body Double'. In Italia la stupida distribuzione gli ha affibbiato una parvenza di erotismo che in realtà non è una componente rilevante.
La mescolanza di omaggi a diversi film di Hitchcock, unita a quella di generi più disparati e a un tentativo originale (questo sì) di metacinema, testimoniano un De Palma ormai maturo, tornato a ciò che in precedenza gli piaceva fare di più dopo la parentesi 'Scarface'.
Tra 'Vertigo' e 'Rear Window' c'è di mezzo una conturbante Melanie Griffith al suo primo vero ruolo. Melanie è la figlia di Tippi Hedren (ma va?). Il suo personaggio non si prende mai sul serio e rovescia l'eroina bionda che la madre aveva incarnato in 'Marnie' e 'Gli uccelli'.
Tra un protagonista fobico (sempre in riferimento al cinema di Hitchcock) c'è un assassino/doppio nonchè facilmente intuibile (perchè l'unico possibile), una donna-che-si-spoglia/doppio anche lei, una sequenza dell'omicidio pacchiana, esilarante e ricca di tensione al tempo stesso - che da sola varrebbe la visione. Estenuante invece l'inseguimento sulla spiaggia che lo precede, che sfilaccia il film un po' come la parte relativa all'orologio dimenticato in 'Vestito per uccidere'.
E in questo thriller grottesco non poteva mancare risoluzione più assurda, con un cane da guardia che lancia nell'oceano il proprio padrone, che a sua volta ha perso tempo a scavare una fossa per una serata intera, quando avrebbe avuto a mezzo metro soluzione migliore per sbarazzarsi di due cadaveri.
Pur essendo ben lungi dall'essere tra i migliori film del regista, 'Body Double' è un esperimento ironico ed essenziale sia per ogni accanito sostenitore di De Palma che per chi apprezza Hitchcock e vuol godersi un divertissment che è anche esercizio di stile in salsa molto (ma molto) B-movie. Oh yeah.

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