Le notti della luna piena (di Eric Rohmer, 1984)


La protagonista sceglie di dividersi tra due appartamenti: in uno abita il suo fidanzato; l'altro, ancora da ristrutturare, è vuoto. Quest'ultimo è la mèta ideale per passare un po' di tempo in solitudine o per dormire dopo serate di svago con amici.
I pensieri della protagonisti ci vengono offerti come alla luce del sole. Ad essi soggiacciono determinati comportamenti. E così Louise dichiara di non aver mai sofferto la solitudine e sceglie di ritagliarsi finalmente questo spazio, rivendicandolo come necessario. Il fidanzato geloso sembra non concepire questo bisogno e il rapporto si fa più distanziato nonostante l'amore dichiarato. Tra i due una promessa che si avvera.
Louise ne esce come una donna che ha preteso forse troppo dagli altri, come se gli eventi non cambiassero attorno a lei, e viceversa come se tutto il mondo ruotasse in base alle sue volontà e alle sue esigenze. Rohmer nello scavare questo ritratto giovanile esprime la solita imperturbabile eleganza, un morbido tocco di vita vissuta e vera in un cinema forse unico, sicuramente essenziale.
Pascale Ogier, scomparsa dopo aver ricevuto la Coppa Volpi a Venezia come miglior attrice, ha curato anche le stravaganti scenografie.

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