Augury - Fragmentary evidence (2009)



Li abbiamo aspettati per anni e finalmente sono tornati per regalarci il miglior disco death metal del 2009 (ex-aequo con lo spaventoso 'Process of a new decline' dei francesi Gorod, che merita un capitolo a parte). Non avevo dubbi che gli Augury sarebbero tornati con un disco sfavillante, dopo l'esordio 'Concealed' e il promo del 2006 (i cui due brani trovano posto su 'Fragmentary evidence') che fu la conferma di un potenziale mostruoso del quartetto di Montreal. Dopo l'addio di Ethienne Gallo (ed un problema con i batteristi che continua tuttora, a quanto pare) e l'esclusione di Arianne Fleury (e del cantato femminile, dunque), la firma con una major, finalmente: la Nuclear Blast. Nonostante l'etichetta tedesca possa giustamente far storcere il naso, ciò non ha minimamente influito sulla proposta del gruppo, e questo va sottolineato: torna dunque un concentrato di brutal-death ultratecnico, progressive metal, un certo gusto per il fusion e per l'epic metal (nelle sporadiche parti con le clean vocals), inserti acustici a bizzeffe, un tocco melodico che trapela costantemente ma in maniera soffusa, tra mura di chitarre pesantissime. Il tutto racchiuso tra le solite, intricatissime strutture dei brani.
Cos'abbia realmente questo disco in più di 'Concealed' è difficile stabilirlo, dal momento che l'esordio era di per sè già molto ben definito. Come preannunciato non c'è più spazio per i piccoli inserti di voce femminile, aumentano le sezioni strumentali e c'è maggior variazione all'interno dei brani. Più cura per le sfumature. Insomma piccole novità ci sono, ma ciò che ci si aspetta dagli Augury è presente in toto, migliorato nel dettaglio tecnico. La produzione è sicuramente migliore nei confronti di quella di tutto rispetto dell'esordio.
Nota a parte la merita Dominique 'Forest' Lapointe, che esegue un bass-work sublime, ancor più sbalorditivo e più presente da solo o in primo piano rispetto a 'Concealed'. Una prova che consacra questo mostruoso talento tra i grandissimi di sempre nella storia del genere: Roger Patterson, Tony Choy, Steve DiGiorgio, Sean Malone, Alex Webster, Jean-Jacques Moréac, Chicco Parisi e Thibaut Gerard.
Spaventosa l'ultima traccia, il manifesto degli Augury: 'Oversee the rebirth' nei suoi 11 minuti nasconde tutto ciò che gli Augury si sentono liberi di fare. Intro acustico con clean vocals, una sfuriata clamorosa e ipertecnica seguita da un passaggio nuovamente acustico in cui Dominique crea dei giri di basso di una bellezza struggente. Si riprende con un nuovo assalto frontale in doppia cassa e ancora Dominique che svaria di continuo per i fatti suoi, come del resto per tutto il disco. C'è poi il momento per un secondo intermezzo acustico e del ritorno delle chitarre elettriche con l'assolo di Mathieu. Infine la penultima strofa che si riallaccia alla prima, col cantato pulito e il tapping di entrambi i chitarristi e Dominique che inventa giri geniali (sembrano delle improvvisazioni) e il finale con dei soli di Mathieu e Pat che si rincorrono in fade-out.
L'altra traccia che preferisco su tutte è 'Skyless', già presente nel promo del 2006. Il resto del disco è semplicemente entusiasmante e si mantiene sempre su livelli altissimi senza cadute di tono.
Da acquistare e basta, il death metal degli Augury è una ventata d'ossigeno tra uscite anonime e un trend (quello del brutal tecnico) che annovera uscite spesso avvincenti ma a cui manca da un po' una certa novità che possa andare oltre a quanto già proposto negli ultimi anni da Neuraxis, Psycroptic, Decrepit Birth, Origin e via discorrendo.

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