Machine head - Burn my eyes (1994)





Davidian

Blind man ask me forgiveness
I won't deny myself
Disrespect you have given
Your suffering's my wealth
I feed off pain, force fed to love it
And now I swallow whole
I'll never live in the past
Let freedom ring with a shotgun blast

Burn my fist to the concrete
My fear is my strength
Power, rage unbound because
Been pounded by the streets
Cyanide blood burns down the skyline
Hatred is purity
The bullet connects at last
Let freedom ring with a shotgun blast

Scarred
Pour the salt in the wound
Unscarred


Musica e ricordi della nostra vita spesso sono legati a doppia mandata, non sono certo io a scoprirlo. Tale connubio può giungere a rappresentare una forza trascinante capace di trasportarci in un luogo che risulta ameno nella routine ma che rievocato sprigiona significati profondi, indipendentemente dal valore della musica. Figurarsi quando la musica in questione è sbalorditiva, obiettivamente speciale, un anello di congiunzione con altre persone. 'Burn my eyes' è uno di quei dischi "eistenziali" per questo motivo, perchè trascende rispetto al suo valore di disco musicale esponenziale per il genere e il periodo in cui è uscito (1994), per la rottura di schemi, per il suo contenuto oserei dire quasi 'algebrico' delle complesse architetture che lo sorreggono e della rabbia che anima i testi, che fa riferimento alla dignità di essere umano laico e sognatore a cospetto di una società che reprime e etichetta, che distrugge e ci offre il niente a cospetto delle reali potenzialità del nostro pensiero di cui non usufruiamo più o meno consapevolmente. Questo disco ha lasciato un segno in più di un'occasione, mi ha accompagnato nell'infanzia, nell'adolescenza e nella maturità, mi ha aiutato a costruire, condividere e a recuperare tracce indelebili di solidarietà, benessere, e soprattutto emozione.
Mettere di fianco l'uno all'altro questi due booklet và decisamente al di là del feticismo o della commemorazione.
Settembre '94. Ancora non ci riprendevamo dalla sconfitta ai rigori del mondiale statunitense. C. riportò a casa in sequenza 'Fear, emtiness, despair' dei Napalm Death e il primo, già acclamatissimo album dei Machine Head, uscito da qualche settimana. Titolo: 'Burn my eyes'. La copertina è minimale e francamente trascurabile. Passivamente prima, attivamente e consapevolmente in un secondo momento, è assieme a 'Demanufacture' dei Fear Factory il disco che ho ascoltato di più in vita mia.
Sul retro booklet quattro facce incazzose (cfr. più tardi Kontos, dopo essere stato cacciato dal gruppo, disse che Flynn era un maledetto poser che obbligava gli altri a posare con le facce da duri sul modello Biohazard - ma c'era davvero bisogno che lo sottolineasse?? - ). Il tipo col cappello recante la scritta Oakland (la città californiana da cui provengono i Machine Head, eccezion fatta per il chitarrista canadese Logan Mader) è Chris Kontos, il batterista della band, l'ultimo ad essere stato reclutato. Aveva 24 anni e un talento incredibile. Tra i molti motivi per cui 'Burn my eyes' lega il suo nome alla storia c'è una prestazione memorabile di Kontos dietro le pelli, qualcosa di cui si parla ancora al giorno d'oggi tra una birra e l'altra. Dopo i tour nel '95 si ammalò e venne scaricato dal resto del gruppo.
Robb Flynn era un chitarrista ventiseienne stanco della sua band piuttosto famosa, i Vio-lence. Dopo due album acclamati dai sostenitori dell'old school thrash-metal della Bay Area "Trashers" di San Francisco-Oakland nel 1993 'Nothing to gain' ha fatto un buco nell'acqua, rallentando i tempi e non spaccando i culi come i puristi avrebbero voluto. Robb repentinamente mise su un nuovo gruppo con Logan Mader come seconda chitarra, Adam Duce al basso, e inizialmente Tony Costanza alla batteria, poi rimpiazzato dal già menzionato Chris Kontos. Dopo un demo ecco il contratto con la potentissima Roadrunner.
Flynn sorprese i più col suo timbro roco e aggressivo, ma anche con le sue divagazioni in pulito, un contrasto che si riflette anche nella musica e che sarebbe diventato il trademark della band.
La grandezza di ques'opera prima è riassumibile in pochi concetti con le parole: i Machine Head sono stati in grado di concepire un disco variegatissimo, ricco di rallentamenti e di accelerazioni improvvise, stravolgendo i canoni del thrash metal. Si dice spesso che non sia un album innovativo perchè gruppi come Exhorder e Pantera avevano già operato rivoluzioni determinanti nell'ambito del genere, battezzando quello che più tardi sarebbe stato definito come 'post-thrash', 'groove metal' o (termine usato maggiormente con un'accezione negativa) 'half-thrash'. Poco importa, se è per questo i puristi continuano a storcere il naso e fatti loro. Per quanto mi riguarda penso semplicemente che il post-thrash dei Pantera fosse diverso proprio nel senso. Flynn ha creato dei riff geniali mescolandoli su ritmiche sempre in contrasto, ma questa alternanza tra 'slow' e 'fast' ha una sua logica ben definita e non è confusionaria! Ogni brano nasconde sorprese, capovolgimenti inaspettati. Arpeggi e feedback (esageratissimi per essere un disco thrash, dopotutto), le stranezze nell'approccio vocale del frontman (che spesso utilizza dei 'go' o anche solo versi brutali per indicare un momento di svolta della strofa, è difficile esprimere questo concetto e sembra complicato da capire, ma chi conosce i brani sà a cosa alludo), un quadro in perenne chiaro/scuro ('None but my own', una delle mie hit, è probabilmente l'esemplificazione). 12 assoli stupefacenti dell'accoppiata Flynn/Mader, il disco successivo ne contiene soltanto la metà. Una produzione allucinante di Colin Richardson, i suoni sono cupi e claustrofobici al punto giusto.
Adoro 'None but my own', 'the rage to overcome' che ha un'intro spaziale, fino alle più compassate 'a nation of fire' (la tua preferita) introdotta dall'arpeggio di Logan e la struggente 'I'm your god now', che ti dedico: non c'è più nulla da chiarire o da esplicitare, dentro di me un altro mondo sommerso inesplicabile di aneddoti, ricordi e emozioni che appartengono solo a me.

I'm Your God Now

So pain told you to take her
Well I learned to accept that feeling
'Cause I found how to numb it
If only for just a short while
I'd get so high, I'd forget my own name
I scarred my fist, I scarred my brain
I think that i'm going insane
I think that I'm going insane

So Drink up, so shoot in
Why must this feeling end
I crawled in my narcotic shell
Was crucified in my own hell
A gutter's where I found myself
Among the waste I chose to dwell
I chose to dwell

So now I'm in your system
And I'm what helps you numb your pain
With time you will confide in me
So lonely my friend, I've made you lose control
You'll use me more and more with time
Our friendship grows with each mainline
So glad that you could be so blind
So glad that you could be so blind

So drink up, so shoot in
'Cause I'll make this feeling end
I built you this narcotic shell
I crucifies you in your hell
Your life not yours, you're just my slave
I am your messiah of pain
And time has come to
Time has come to, time has come to
There is no time to pray

'Cause I'm your God now


Machine Head - Burn my eyes (1994)



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