Rocco e i suoi fratelli (di Luchino Visconti, 1960)


Un capolavoro che rimane immutato perchè è un film di significati non soltanto legati al periodo storico difficile e delicato in cui è ambientato.
Per me stenta un pò a decollare nei primi tre quarti d'ora; successivamente la crescita dei personaggi e le loro differenze marcate disegnano scenari di grandissimo impatto emozionale. Un film intenso, rabbioso e angosciante, in cui l'uomo si misura con sè stesso e con il contesto che lo accompagna.
Vincenzo, menefreghista e trasparente, un personaggio che colgo in una natura pesantemente negativa e egoista. Potrebbe accadere di tutto attorno a lui, ma rimane sempre nella sua posizione di chi 'ha una famiglia' e deve sacrificare tutto per essa.
Ciro, il più equilibrato, forse spesso esprime poca personalità ma è quantomeno coerente nella sua moralità.
Simone (un grandissimo Renato Salvatori), perduto nella propria natura ribelle in un contesto che lo frena e lo isola, non ha le chiavi per ricongiungersi col nucleo che lo potrebbe risanare. I suoi due atti criminali (tra le scene più ricche di pathos del film) ci appaiono come tentativo di riaffermare il proprio onore perduto e al tempo stesso esercizio di una moralità definitivamente perduta, persino aberrante, alla quale tuttavia la famiglia tramite Rocco mostra ancora uno scudo protettivo di perdono e comprensione che si rifanno a codici insiti nella natura del rapporto di consanguineità, che trascende dall'atto stesso, che non segue le leggi ordinarie della società.
Rocco è colui che perdona tutto in nome di questo codice, amatelo o detestatelo per questa sua bontà estrema e persino ingenua, ma almeno considerate l'umanità che è in grado di esprimere.
Il lavoro come fonte di generazione di sè stessi e dei propri piccoli obiettivi, di affermazione della propria personalità nella difficoltà di un contesto avverso e spesso incomprensibile.
Luca, il predestinato, colui che tornerà a O Paese per dar frutto della propria esperienza, l'incarnazione del sogno che tutto anche giù possa un giorno cambiare, il ricongiungimento con un'identità che non deve rimanere integra anche se esercitata in un luogo lontano nel quale è difficile riconoscersi.

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