Crash (di David Cronenberg, 1996)


"Stranamente, i nostri atti sessuali si compivano solo nella mia automobile. Nell'ampia camera da letto della sua casa d'affitto io non riuscivo infatti nemmeno a provocarmi un'erezione, ed Helen, divenendo polemica e distante, parlava a non finire dei lati più noiosi della sua professione."

(da 'Crash' di J.G. Ballard, ed. Feltrinelli, pag 74)


Siamo noi, intesi come parte integrante della società post-moderna, i protagonisti di 'Crash'. Siamo figli del secolo della "morte del sentimento" (cit.), accomunati da un ateismo che non è la conseguenza di una ricerca interiore ma sviluppatosi piuttosto in funzione di una necessità dell'Io di liberarsi del vincolo morale di un d.io che possa frenare il piacere irresistibile di rendersi schiavo del leitmotiv della società in cui viviamo, quella del "tutto è possibile". In questa 'nuova' prospettiva stiamo rigettando il futuro in favore di un presente allargato a dismisura dal moltiplicarsi delle possibilità di appagamento dei nostri piaceri, che una volta soddisfatti ci rimandano un'immagine di noi stessi priva di contenuti, effimera; maschere omologate di noi stessi in un mondo sempre più tecnologico in cui proviamo quotidianamente il piacere perverso di poter ottenere tutto in molte forme, e andiamo a letto (in tutti i sensi) convinti di essere in possesso dunque di capacità illimitate di concettualizzazione. Questo presente si ripete in un circolo vizioso, ci allontana gradualmente da un futuro vero e possibile ma totalmente inarrivabile. Giungiamo a perdere il valore della vita e la paura della morte in una sindrome di onnipotenza pericolosa per noi e per gli altri. La tecnologia è il nostro fiero prodotto-feticcio, mezzo di appagamento, culla di una perversione diabolica. Viviamo questo connubio in una danza macabra che è l'emblema del raggiungimento di un modo nuovo di vivere, ma non di esistere. I protagonisti di 'Crash', in sintesi, provano quotidianamente l'eccesso, si sostituiscono al libero arbitrio, hanno un concetto di 'libertà' fittizio e attuano dunque la negazione dell'esistere, dell'esperire, del riflettere, del provare emozioni, del concepire un futuro.
L'auto è una metafora sessuale eppure anche il crogiolo della perversione, in cui il sentimento è sostituito dal piacere che se ne ricava dall'unire l'atto sessuale al desiderio di mutilazione e autodistruzione. Simboleggia altresì il potentissimo e pericolosissimo connubio della società omologata, tra uomo e tecnologia. Un legame indissolubile che come ho letto da qualcuno, in un'immagine eloquente, conduce alla progressiva "meccanizzazione dell'Io".
Cronenberg fin dalla fine degli anni '60 aveva mostrato interesse per l'omnisessualità e la modificazione della sessualità in concomitanza dell'avvento sempre più massiccio della tecnologia nelle nostre vite. Il romanzo di Ballard e questo suo capolavoro degli anni '90 sono la perfetta sintonia che fantascienza letteraria e cinematografica potessero trovare.
Colonna sonora di Howard Shore brillante e calzante. Ciascun attore è in grado di ritagliarsi un ruolo indimenticabile. Il protagonista è in effetti James Ballard, ma dopo la visione del film è difficile non mettere sullo stesso piano l'imponenza fisica e carismatica dei personaggi che si rincorrono, si scambiano e si congiungono in coiti e scontri assurdi e morbosi, uniti da una perversione comune che li ha resi tutti uguali. Ed è questo il maggior merito del film, quello di tradurre sapientemente la spersonalizzazione e di rendere ogni personaggio la copia identica di ciascun altro, in conformità ad una sceneggiatura perfettamente ripetitiva e alienante.

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