Strada senza ritorno (di Samuel Fuller, 1989)


Cupo e apocalittico, è il commiato di Fuller. Non poteva esserci location migliore per ambientare una storia così disperata e rabbiosa (il film è ambientato a Lisbona).
Dannatamente privo di approfondimenti, è un videoclippone grezzo ma che non può risultare indifferente. Da prendere così, lasciandosi trascinare senza il tempo per riflettere. Quasi un ibrido tra 'i guerrieri della notte' di Hill e uno scenario più dark a-la Proyas o qualcosa di Carpenter, ma tutto è abbozzato con quella mano 'primitiva' (e non 'principiante' come scrisse qualcuno) e vigorosa di un regista che amabile o detestabile ha lasciato un segno.
Keith Carradine grandioso, riprende in mano la chitarra come nel film che lo lanciò ('Nashville'); la Ferreol delirante e sclerotica, grande attrice in tutti i sensi. L'imponente Bill Duke in una delle sue migliori performance da grande caratterista qual è.

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