Roulette cinese (di Rainer Werner Fassbinder, 1976)


Un film di breve durata orchestrato unicamente in funzione del 'gioco' finale.
Agghiacciante e diretto come al solito, senza compromessi, il regista mostra ogni velleità e infamia della coppia ma anche del singolo, e del rapporto genitore-figlio. Quest'ultimo è privato di qualsiasi calore che si confà ad un siffatto legame. C'è un disgustoso rigetto che anima le due figure genitoriali, ma è opportuno fare una distinzione: non esattamente di entrambe, ma della madre nei confronti della figlia storpia. Il padre è una sorta di surrogato, fragile e trasparente, legato a doppia mandata alla propria 'teorica' metà, che non appare tale, ma una sorta di padrona psichica. Rapporto non approfondito per esigenze di sceneggiatura, ma indubbiamente di grande interesse, specie nella gelosia rivelata a mezza bocca da parte di lui nel corso di una scena.
Tutti i personaggi si muovono come marionette, tutte le situazioni soltanto ammiccate sono amplificate dalle simbologie del gioco. Emergono i particolari più disumani. E una madre talmente vigliacca da non avere il coraggio di realizzare il folle desiderio di una figlia che non ha nulla da chiedere alla vita, prendendosela col suo feticcio: l'istitutrice muta.
Sicuramente non si tratta di un minore, anche se formalmente il film potrebbe apparire tale. Ma c'è quasi tutto Fassbinder concentrato qui, con risultati non eccelsi ma di qualità.

1 commento:

Manuele ha detto...

Un altro grande film di Fassbinder, ogni volta che vedo un suo film non rimango mai deluso ... qui ci sono molti dei suoi attori ricorrenti in gran forma, in particolare la Carstensen e la Mira, più le godardiane Anna Karina e Macha Meril (che però a me ricorda soprattutto "Profondo rosso")... la roulette cinese è un gioco interessante, bisognerebbe provare a farlo ...