Polytechnique (di Denis Villeneuve, 2009)


Il film è la risposta a quel che ho cercato al posto del presuntuoso esercizio di stile quale è 'Elephant': l'introspezione, la reazione concreta ad un evento così sconvolgente.
In parte il riferimento al film di Van Sant c'è, ma quel che emerge in tutta la sua franchezza è una legittimità rivendicata a denti stretti da parte di una protagonista ferita nel corpo e nell'anima dal massacro avvenuto in un'università canadese nel 1989 ad opera di un folle, mosso dall'odio per il femminismo.
Privo di pretenziose metafore, inutili fronzoli e riprese in mdp a schiene e nuche di persone in movimento, il film si avvale di un b/n gelido e appropriato, di una regia ottima e uno script convincente, che scava dietro alla narrazione documentaristica della tragedia. La narrazione è a incastro ma non abusa di flashback e risulta sempre essenziale. Inoltre la tensione è palpabile costantemente. Sono numerose le sequenze degne di nota: dalla visita alla madre da parte del protagonista maschile alla lettera scritta dalla protagonista nel finale. Nessuna morale e nessun fine artificioso: questo film esprime forti emozioni e stabilisce un contatto con lo spettatore deciso, diretto e schietto.
Bellissimo.

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