Bullet ballet (di Shinya Tsukamoto, 1998)


Questo è il film che preferisco di Tsukamoto. In linea di continuità con 'Tokyo Fist' sia per le tematiche che per l'impatto visivo, ma personalmente mi ha dato qualcosina in più sul piano delle emozioni e del coinvolgimento.
Non trovo sinceramente delle congruenze con Scorsese come ho letto spesso, anche se la scena allo specchio effettivamente ricorda quella di 'Taxi Driver'.
Tsukamoto sorride nella prima scena, dieci secondi di 'normalità' prima di essere catapultati, protagonista e spettatore all'unisono, in un vortice di angoscia e inappagamento continuo, senza sbocchi. E' per questo che lo stile del regista mi dà sempre delle sensazioni di claustrofobia, di non uscita (poi 'Haze' lo sarà in tutto e per tutto anche a livello squisitamente visivo).
L'autodistruzione come mezzo per trovare una catarsi, una ricerca ossessionante che dapprima personale trova una condivisione con Chisato (la splendida Kirina Mano). Ai pugni del film precedente qui è la ricerca costante dell'arma a fare da artificio tramite il quale cercare una soluzione disperata.
La Tokyo dei sotterranei poi è la vera arma in più del film, a cui fà da contrappunto la solita, anonima e impersonale metropoli dei piani alti, da cui sfuggire a tutti i costi, per ritrovare il vero Sè.
Il finale è meraviglioso.

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