Threnody - Bewildering thoughts (1995)



Accadeva anche in Olanda nella metà degli anni '90: diversi gruppi underground che avevano iniziato a suonare 4-5 anni prima un death metal grezzo e derivativo svilupparono uno stile personale, slegato da etichette. Queste band concorsero a formare una vera e propria 'scena'.
Questo è il secondo album dei Threnody, la loro vetta. Un disco ispirato, originale, maturo nel songwriting ed estremamente professionale.
Un ibrido che è di base death metal ma che di death non ha quasi più nulla. La voce di Rene è sì in growl ma più espressiva e meno rozza che in passato, l'unica vera accelerazione è in 'Profanation' (un brano scritto molto tempo prima, infatti). La band aveva virato le proprie coordinate verso un groove ricchissimo di tempi dispari, stoppate vigorose e melodie che al tempo stesso non ne facevano affatto una band melodica. Il muro sonoro eretto dalla sezione ritmica è spaventoso, la produzione impeccabile e ogni brano ha qualcosa da dire. Da l'opener 'Dare restrain' che traccia subito il marchio groove della band alla sequenza intricata di stoppate vertiginose di 'Willfull' (già uno dei brani imperdibili del disco). La title-track ricorda i Loudblast di quel periodo mentre 'Solitude' è l'episodio più melodico, con un vago sapore prog/rock nella parte iniziale e nell'intermezzo. C'è da sottolineare come i Threnody basino le proprie composizioni quasi esclusivamente su ritmiche mai troppo sostenute, e che nelle parti più compassate sembrano quasi una sorta di Black Sabbath più duri. La qualità dei riff è spettacolare, senza virtuosismi nelle parti soliste. Il più tecnico dei quattro componenti è l'eclettico Richard van Leeuwen, il batterista.
Il brano che preferisco del lotto giunge a metà disco: 'Fin de siecle', perfetto per stile e variazioni. Il riff principale, stoppato e asincrono, è praticamente UGUALE ad uno di 'July' dei Katatonia...che è però del 2006! Ora, non penso che i Katatonia conoscessero i Threnody, ma il riff è proprio lo stesso, anche nel numero di battute. 'Silence' è il brano più lento, la strumentale 'Black nazareth' bellissima, 'Profanation' come detto la più aggressiva ma in piena sintonia col resto del disco, ed è un'altra hit imperdibile. 'Autumn' il brano più melodico mentre la conclusiva 'Farewell' un'altra delle mie preferite, in cui Rene esibisce anche una parte parlata.
Ecco, il gigantesco Rene Scholte, voce, chitarra e leader del gruppo, ha il pregio di aver plasmato un suono maledettamente accattivante, che smuove il culo pur restando su ritmi perlopiù blandi, come già scritto: è la qualità del riff che regna sovrana, unita ad una competenza sublime nell'arrangiamento dei brani e delle linee vocali sul tessuto ritmico ('Willful' è un esempio di maestria, di 'gioco' vocale esuberante), oltre ad una padronanza dei propri mezzi esemplare. I testi arricchiscono il valore del disco. Sopraffino.

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Dare Restrain videoclip
Fin de siecle

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