Sulle mie labbra (di Jacques Audiard, 2001)


'Sulle mie labbra': cosa accomuna due persone sole e disperate? Un film sulla ricerca di se stessi e sull'incertezza del destino; sull'indefinitezza dei ruoli sociali (la vicenda personale dell'ispettore ne è l'emblema) e sul bisogno di "assomigliare" che la crisi della nostra identità comporta inevitabilmente: i due protagonisti sono persone incomprese ma molto meno "anormali" di chi è dall'altra parte della linea immaginaria. Il ruolo della grande Emmanuelle Davos è tratteggiato con cura maniacale; viviamo le sue sensazioni di pari passo allo snodarsi della trama attraverso i suoi silenzi, le sue smorfie e i suoi monologhi. Ottimo anche Cassel, in un ruolo spigoloso e non semplice. Il thriller è ricco di rimandi ma allo stesso tempo delinea con maestria l'intensificarsi di un rapporto singolare, fuori dagli schemi. Audiard è un poeta del cinema, la sua regia è fenomenale nel cogliere le sensazioni dei personaggi che animano una storia così dura, lasciandoci penetrare nei loro stati d'animo con una sensibilità fuori dal comune, quasi in punta di piedi.

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