Martyrs (di Pascal Laugier, 2008)


La mia valutazione globale risente di un apprezzamento quasi indiscriminato per i primi 40 minuti seguito dalla delusione relativa alla seconda metà del film.
1. Il furore pantoclastico nel delirio nei piani superiori dell'abitazione: ho trovato la prima parte intensa, adrenalinica. Lo shock è funzionale al mistero che si cela dietro al massacro; la messa in scena ha una sua drammaticità e innesca un'ansia dirompente.
2. Il martirio nel sottoscala dell'abitazione: agonia compiaciuta, ipocrita e artefatta. Il mistero si sgonfia in una delucidazione pretenziosa; la messa in scena è una tortura psicologica estenuante e senza senso, assolutamente non funzionale alla verità che il film pretende di mostrare. Il 'mezzo horror' perde il suo fascino, le redini vengono ora sorrette da una brutalità irritante. L'eccesso di violenza non corrisponde necessariamente a rendere più verosimile un contenuto che si vuol mostrare, non significa essere più aderenti alla realtà, non significa amplificare la tensione. La violenza per me deve essere appropriata ad uno scopo che in questo film nella lunga parte 'muta' che conduce al finale è totalmente inesistente. O meglio, che c'è ma che esula dal film stesso: è la necessità deprimente di scioccare i sensi, al di là della quale regna un vuoto di contenuti da far passare allo spettatore.
Il finale è perlomeno singolare.

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