Spruzzi - Spetters (di Paul Verhoeven, 1980)


L'attuale società olandese di mentalità tanto aperta sembra quasi faticare a riconoscersi in quella descritta in questo film da Verhoeven, che fotografa al contrario un periodo di sostanziale ristagnamento e chiusura. La provincia in cui è ambientata la storia appare soffocante e priva di sbocchi, e ciò alimenta i sogni facili di successo e arrivismo.
E' un film duro e spinoso, animato dalle consuete scene senza tabù che Verhoeven ha da sempre mostrato, tra cui spicca sicuramente una delle più brutali in assoluto (il famoso stupro per il quale il film viene particolarmente ricordato - anche se trovo l'omicidio del protagonista in 'robocop' ancor più agghiacciante) del suo cinema.
I ragazzi appaiono come vittime sacrificali di qualcosa più grande di loro. Si prova compassione nei loro confronti e odio verso tutto il resto: i vecchi bacchettoni religiosi bigotti e sessuofobi (il padre e il predicatore, anche se poco presenti, sono due figure-chiave del film), il laccato campione di motocross (uno spassoso rutger hauer, nell'ultimo film in patria con il suo amico-regista) e il commentatore televisivo (Jeroen Krabbè, altro attore feticcio), la comunità locale che prima esalta come un campione Rijn e poi lo scarica in modo beffardo con una ridicola cerimonia dopo l'incidente (una delle scene migliori del film).
C'è anche il tema dell'omosessualità latente la cui non espressione appare imputabile al ruolo sociale, e ciò ripropone anche nel film successivo.
Renee Soutendijk, splendida anche se dal look antiquato, è l'unica icona femminile del primo periodo olandese del regista, in un mondo così virile. Dopo due bei ruoli s'è persa nel tentativo di sfondare (anche lei) a hollywood. La Caurice Van Cauten però, sperando possa diventare per il regista altrettanto fondamentale, si fà francamente preferire.

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