Soldato d'Orange (di Paul Verhoeven, 1977)


Il primo successo di Verhoeven, il film che ha lanciato Rutger Hauer. Il regista fin dagli esordi ha puntato molto sulla spettacolarizzazione e sull'azione piuttosto che sull'indagine della psicologia dei suoi personaggi. L'aspetto curioso che ho sempre trovato è l'alchimia che questa sua propensione ha avuto con lo spaccato sociale che ha voluto rappresentare nei suoi film olandesi, che difatti ritengo i suoi migliori. 'Soldato d'orange' è una storia d'amicizia avvincente e ben sceneggiata, che ha il pregio di mettere su uno stesso livello di partenza tutti gli uomini che si muovono come pedine in un conflitto che mette ciascuno con le spalle al muro. Non c'è psicologia, possiamo evincere le scelte che ciascuno compie solo in base all'azione. Il destino appare come ridimensionato dalla volontà dell'uomo, in una prospettiva talvolta portata all'eccesso (così come è esagerata la dose di eroismo che anima il protagonista). Il limite del film è proprio questo (non a caso è ispirato ad un romanzo patriottico, e nella realizzazione aveva alle spalle esercito e casa reale...) ma i risvolti da thriller spionistico che permeano il film rendono la visione decisamente gradevole. Menzione doverosa per i soliti Hauer e Krabbè.

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