L'onda (di Dennis Gansel, 2008)


L'autocrazia e il suo agghiacciante comeback. Il film mette in luce con lucidità la crisi identitaria della 'nuova generazione', così mostruosa da nascondere una fertilità all'attecchimento di questa forma di controllo talmente scioccante da apparire irreale. La ricerca della 'normalità' diventa una prerogativa esistenziale che sommerge il riconoscersi come individuo e il rispetto per la diversità inderogabile di qualunque essere umano. L'intolleranza è il passo successivo verso l'annientamento e la spersonalizzazione. Il fascismo è una forma di potere che è tornata pericolosamente in voga, e lo spaccato socio-culturale che il film mostra (maledettamente bene) ci aiuta a capire il perchè. Il professore ha il demerito di sottovalutare la dimensione del suo esperimento. L'incontrollata fiducia nella capacità di discernimento dei suoi studenti è la colpa maggiore, ma è altrettanto ingenua la valutazione che fa della facciata del presunto successo educativo del suo metodo, giacchè ne coglie solo il lato superficiale e di facciata. In una visione più estesa, ciò potrebbe riflettere le colpe quotidiane con cui un intero sistema educativo deve fare i conti, ma che finisce col nascondere inconsapevolmente.
Certo è che la visione ambivalente dei comprimari ai margini del gruppo, seppur presente, sarebbe potuta essere più acuta. Il punto di vista della preside e della compagna incinta ci mostrano due importanti campanelli d'allarme nell'uno e nell'altro senso, ma restano troppo indefiniti. L'unico difetto del film insomma è che il meccanismo viene sviscerato fin troppo dall'interno, mentre la reazione dell'esterno, salvo poche eccezioni, non è che abbozzata. Così l'esercizio stilistico, seppur rigoroso e coinvolgente, sembra mancare di quella forza d'insieme che avrebbe aumentato l'esasperante drammaticità non del tutto presente nella parte finale.
Bellissima ed eloquente l'ultima inquadratura.

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