Begotten (di E. Elias Merhige, 1991)


'Destruction.
This stagnant humanity serves only to frustrate.
Unfit to stand alone, huddled in their masses,
Synonymous in their worthless existence' (G.C. '97)

Uno squarcio onirico suggestivo che cattura i sensi o una litania misantropa inquietante, irrisolta e non del tutto chiara? Forse 'Begotten' è tutto questo, con i suoi pregi e i suoi difetti. Quel che penso è che sia qualcosa che necessiti di un vissuto decisamente personale sulla base di un percorso solitario, visivo e di interiorizzazione.
L'aspetto più affascinante è che prima dei titoli di coda non ci è permesso dare un nome ai personaggi: ciò agevola una visione irrazionale e squisitamente percettiva delle immagini. Cogliere il film sotto questa veste costituisce indubbiamente un'esperienza insolita e da provare, anche se non è per tutti sia per la parte centrale estenuante che per le sequenze disturbanti (specie nei primi dieci minuti, che sono i migliori). E' come assistere ad un film horror muto anche se non è un vero b/n: l'immagine è artefatta e garantisce la totale indefinitezza temporale del vissuto; l'assenza della colonna sonora può rappresentare un ostacolo, ma al tempo stesso i suoni in sottofondo (per lo più ambient) accompagnano la visione amplificandone il lato seducente.
La chiave di lettura che viene fornita scorrendo la natura dei personaggi tra i titoli di coda permette di verbalizzare la visione, anche se non risolve tutti i punti oscuri del racconto. Ma questo non è necessario, in fin dei conti, perchè questo film è innanzitutto un'esperienza visiva originale.

'any colours to express apart from bleak is hard
and where you are my thoughts are in guilt so forget me forget me not' (J.R. '97)

Sounds of decay.

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