Sadness - Ames de marbre (1993)

Forse il lirismo profondo che trasuda dalle pagine dei loro booklet avrebbe bisogno di un'attenta lettura delle raccolte di poesie di Claude Lugon, ma ci proveremo lo stesso, anche se in pillole. Perchè l'universo Sadness non è facile da avvicinare, figuriamoci da spiegare.
Questo racconto è fondato esclusivamente su alcune informazioni fornite sul web da Stephane Rossli e sulla base dei miei ricordi e delle mie sensazioni legate a questo disco, che tagliando la testa al toro definisco immediatamente come una delle esperienze musicali più entusiasmanti. Un disco dark, che sfugge ad etichette. Vi troviamo un certo approccio doom, ma altre influenze che ne snelliscono il peso inappropriato di "disco metal" e lo conducono verso altri lidi, indefiniti.
Un'opera che brilla di luce propria, inconfondibile tra migliaia.
Innanzitutto il titolo: 'Ames de marbre' = 'Statue di marmo' ha a che fare col concetto lirico che pervade questo gioiello. Scritto in gran parte dal batterista Gradel (Claude Lugon), esso tratta una metamorfosi spirituale che nulla ha a che vedere con quella cristiana. Le persone a cui fa riferimento il titolo sono coloro che frenati dalla religione trovano conforto nella loro spicciola esistenza terrena, spaventati dall'idea della finitezza, della Morte. Corpi rigidi come statue di pietra che a lungo andare divengono dei veri e propri monoliti di marmo.
La copertina invece ritrae tre teenagers di una tribù africana, che secondo la propria cultura devono tenere una maschera sul viso per 5 anni. La maschera è di colore bianco, l'estremo del colore della loro pelle. Attraverso tale procedimento hanno da effettuare un percorso spirituale che possa condurli ad una purificazione attraverso l'accettazione degli estremi della vita.
Ma in fondo chi sono questi Sadness, da dove sono spuntati, come è stata la loro carriera?
"Because I played with Sadness for the cult and not for the glory or the money": questa frase di Stephan Rossli aka Steff Terry, chitarra/voce la dice lunga su quel che i Sadness sono stati. Per il resto parlano le cifre, che li hanno consacrati a una delle più grandi realtà underground del panorama più estremo e meno frequentato del metal dei primissimi anni '90: i due demo del '91 e del '92 (età media del gruppo 18-19 anni) hanno venduto rispettivamente 1000 e 1500 copie. Sono seguiti tour in Polonia, Germania, Olanda e Francia. Il brano 'Red Script', presente sul secondo demo 'Eodipus' del 1992 ha un riff iniziale che assomiglia notevolmente a quello finale della title-track di 'Turn loose the swans' dei My Dying Bride...solo che il disco della band inglese è dell'anno successivo!!! Non credo tuttavia che i Bride conoscessero i Sadness. Dopo aver firmato un contratto con la conterranea Witchhunt i quattro musicisti di Sion realizzarono questo loro primo full-length.
Oltre a Steff, gli altri componenti della band erano fin dall'inizio (1989) Philippe Riand aka Chiva (chitarra), Andre Zuffrey aka Andy (basso) e il già citato Claude Lugon aka Gradel (batteria). E se quest'ultimo è la mente ispiratrice delle liriche, Chiva può definirsi quella dell'aspetto musicale, anche se ciascun membro della band influiva molto e apportava il proprio contributo alla causa. Chiva è un fanatico dei Celtic Frost e avrebbe omaggiato la sua band più amata nel suo progetto solista 'Oracle Morte' del 1996 (non un granchè, a dire il vero...). Ma la musica dei Sadness per quanto avesse molte fonti ispiratrici (le più svariate: dai The Cure ai Bathory...e ciò si riverbera con qualche strascico soprattutto nell'approccio vocale di Steff) risulta un ibrido che come già evidenziato sfugge a marchi o al "questo riff" o ancor meglio "questa atmosfera l'ho già colta nella musica di quest'altro gruppo". Le chitarre nel disco alternano passaggi acustici ad altri elettrici con gran disinvoltura, delineando sempre alternanze sonore di contrasto tra momenti musicali diversi. La musica dei Sadness in fondo è memorabile e struggente perchè si snoda tra improvvisi stacchi malinconici che si configurano come colpi a sorpresa, climax ascendenti in un pattern musicale che già di per sè fa della malinconia il suo significante, quell'algida introspezione che fusa nel comporre un binomio perfettamente congruo coi testi profonde una dolce estasi per i sensi più reconditi. Andy poi è un bassista dotatissimo sul piano creativo, alcuni suoi giri sono memorabili. Flauti orientali (perfino shakuhachi!), violino, violoncello e voce femminile contribuiscono a rendere l'atmosfera ancor più particolare con un tocco di raffinatezza etnica e folkloristica.
Niente da aggiungere, son state spese troppe parole. L'evasione è possibile solo tramite la ricerca dell'originalità del senso delle cose, io credo. 'Ames de marbre' è un'esperienza unica e imprescindibile per ciascun amante del metal oscuro, delle atmosfere dark, o anche per chi cerca semplicemente di avvicinare un gioiello raro. It makes me sane.

The stars guide your destiny. Follow them for ever into an oblivion; follow them to dream of infinity; follow them to die happily; follow them to dry all your tears; tears that believe in their death. Aren't the stars eternal? They reign for ever like queens. They show her their paths. Forget, I'm leaving for their destinations, for infinity. ('Lueurs')

Ames De Marbre

The guardian angel descends from his obscure limbo, to eternally rest on the cold body of beign. 
His melancholic face, empty of sensations, watches over the dead, motionless, rock of stone, on a parallel world. 
Angel of sadness invading your tomb. It seems that a tear rolls down your cheeck. 
Your soul, has maybe rejoined its immortality, thanks to him you'll dream again and forever. Schutzengel deiner seele, der heute wieder weggeht, um ewig stille zu suchen.

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