The Dead - Gente di Dublino (di John Huston, 1987)


"I think he died for me"

'The Dead' è il racconto che preferisco dei 'Dubliners', contiene tra le pagine più intense che io abbia mai letto e alcuni tra gli artifici letterari più folgoranti del '900. Il film di Huston non solo ne è una fedele trasposizione narrativa (fatta eccezione per qualche punto: penso ad esempio al racconto circa il nonno e del cavallo Johnny che Gabriel fa a Gretta davanti alle zie nel racconto, sulla carrozza da solo con lei nel film), ma anche del senso e della magia di alcune sequenze.
Una delle mie scene preferite del racconto (finale a parte, ovviamente), è quella in cui Gretta rimane immobile sulle scale ad ascoltare quella vecchia canzone. Anjelica Huston è stupefacente nel comunicare tutto ciò che possiamo solo immaginare attraverso quei lineamenti severi che dipingono la sofferenza di un ricordo. La potenza di una scena di un minuto, capace perfino di trasmettere ciò che passa nella mente di Gabriel (e che nel racconto ovviamente viene descritto).
Straordinaria la parte finale, tradotta come meglio non poteva essere. E' il canto del cigno di uno dei più grandi registi del secolo scorso, con una semplicità che lascia esterrefatti. Bastano un'impostazione teatrale e pochi mezzi, in mani sapienti, a evocare quasi le stesse emozioni di pagine così evocative.
A scuola ho vissuto questo film come una sorta di imposizione, perciò mi sento solo di dare un consiglio se qualcuno di voi leggesse queste righe in concomitanza di una visione siffatta: date in futuro una possibilità di rilettura delle chiavi di riflessione (esistenziali, a mio modesto avviso) nascoste nel racconto e nel film, e per ora se non ne siete capaci, lasciatevi prendere anche solo dall'atmosfera che entrambi sono capaci di generare. Non rifuggite la malinconia nè il vorticoso senso di dispersione che esprimono.
Perchè la riflessione di Joyce, conservata (quasi) nel suo pieno fascino dal film di Huston, assurge ad una dimensione di carattere esistenziale?
Un segreto, trovo oggi, è di andare al di là di una lettura di crisi coniugale, della mera critica borghese, di guardare Gabriel sotto un'ottica 'negativa' e Gretta 'positiva', di andare al di là del senso di colpa di Gabriel per l'evanescenza della propria identità (nonostante tutto qualcuno è morto per lei, mentre lui non ha fatto che coltivare il proprio ego), di andare al di là di una 'semplice' questione di presa di coscienza del rapporto io/mondo.
Al contrario ciò che mi resta oggi è la consapevolezza che un ricordo, rievocato in tutto il suo dolore pulsante, per mezzo di un Narratore e di un Ascoltatore si è elevato a verità. La condivisione ci permette di aprire improvvisamente la porta di un'altra identità e di ripristinare con essa il senso di giustizia che si cela dietro il reale valore delle cose.
Niente più veli e maschere, solo compartecipazione davanti ad una condizione che si erge al di sopra di tutto, e che accomuna tutti, viventi e non.

Unanimated - Ancient god of evil (1995)



Se oggi viene rivalutato un disco come 'World of myths' dei Crypt of Kerberos, figuriamoci 'Ancient god of evil'. Death metal troppo particolare per spiccare in un'annata stracolma di uscite mainstream. Altri tempi, decisamente. L'immagine simbolica che racchiude ciò che sto cercando di spiegare, è P. che cerca di schiacciare il CD prima, e di lanciarlo contro una parete poi, blaterando che fosse un disco di merda. Mio fratello risucì a copiarlo su MC prima che fosse rivenduto e facesse dei giri strani. Io l'ho preso per altre vie e lo custodisco gelosamente.
Se il primo 'In the forest of the dreaming dead' è sempre stato accreditato come derivativo degli At the Gates dell'epoca (non è vero), 'Ancient god of evil' contiene tali e tante melodie in un ibrido death/black che contrariamente a quel che si possa pensare, dei Dissection ha ben poco. La grande attrattiva del CD, diciamolo, è la chitarra solista di Jonas Mellberg. I suoi assoli sono estremamente melodici, 'classici', delle vere perle, e spesso chiudono i brani in effetto fade-out. Artista controverso, scelto da Cristopher Johnsson per suonare tastiere, piano e chitarra solista sul capolavoro dei Therion 'Theli', ci piace ricordarlo per quel che ha creato in questi due dischi memorabili (penso all'assolo di 'The siren of the woods') e non per la sua prematura uscita dalle scene musicali: la leggenda vuole che durante una cover in studio alla fine delle registrazioni di 'Theli' sia uscito senza dire una parola, e non abbia più fatto ritorno (in tutti i sensi).
Peter Stjarvind alla fine degli anni '90 disse in un'intervista che odiava tutto il filone di death melodico perchè ad esempio nel death metal, sosteneva, i solos devono essere acidi. Bè Mellberg in realtà è uno dei rarissimi (e persino originali) esempi del contrario: si possono realizzare inserti ultramelodici anche in un genere che non ha assolutamente nulla a che vedere con la nascente (all'epoca) corrente di death-metal melodico.
Micke, voce storica dei Celestial Pain, cantante piuttosto espressivo e dal timbro particolare. I suoi testi? Lasciamo stare. Concettualmente la band è parecchio debitrice agli stereotipi della scena estrema, a partire dalla copertina del disco, una delle robe più insensate della storia della musica estrema: la collana-patacca con la croce rovesciata con tanto di diamantozzo (era di Richard ndr) su uno sfondo rosso. Problemi di budget? Ok che anche sul primo disco la copertina non fosse l'emblema dell'originalità (una foto di gruppo), ma 'Ancient...' raggiunge il top dell'orrore. Ormai mi sono talmente abituato che non ci faccio neppure più caso e non riuscirei ad immaginare il disco con una copertina diversa.
Johan detto 'Jojje' ma anche 'Ufo' è il chitarrista ritmico, è uno dei principali artefici del trademark degli Unanimated (che per inciso, è chiaro fin dal primo disco...'Ancient god of evil' ne esaspera il lato melodico).
Richard Cabeza, uno dei bassisti più noti della scena estrema svedese per aver militato per tantissimi anni, e fin dall'inizio, nei Dismember (il suo intro di 'Dreaming in red' è leggendario), altra mente del gruppo, nonostante ormai viva nel Texas con la sua compagna statunitense è tornato in seno al gruppo per questa reunion tutta da scoprire...le intenzioni sembrano essere rimaste quelle lasciate all'immaginazione 13 anni fa, quando il gruppo conosciuto solo a livello underground si sciolse nel mistero. Staremo a vedere, ma 'Ancient god of evil' resta un capolavoro insuperabile, uno dei grandi classici del death/black metal degli anni '90.
'Eye of the greyhound' è uno dei miei brani preferiti in assoluto, nella parte finale con i due assoli di Jonas col sottofondo di tastiera a palla beh siamo vicini al concetto di musica perfetta per me. E 'Mireille' con i suoi deliziosi arpeggi è una delle strumentali che hanno segnato maggiormente la mia adolescenza. CULT

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