Le due inglesi (François Truffaut, 1971)


Trovo che la chiave consista nello smantellare quella parvenza di leggerezza e disincanto. Lo stile è un conto (e Truffaut è stato indubbiamente magistrale per la capacità di creare una visione d'insieme di così grande effetto e coinvolgimento in modo così 'elementare', per certi versi), ma sui contenuti questo è un film che, contrariamente a quell'aura di eccessivo riserbo e candore che una lettura superficiale potrebbe cogliere, ferisce. D'altronde, 'Adele H.' o 'La signora della porta accanto' anche nei toni del dramma stesso dimostrano quanto il regista sapesse colpire duro sulla - a grandi linee - labilità degli equilibri razionali contrapposti a questo enorme nodo esistenziale chiamato "passione".
Questo film è molto più simile a 'Jules e Jim', non a caso l'autore del romanzo da cui è tratto è lo stesso, ed è capace di cogliere allo stesso modo le sottigliezze di problematiche così complesse legate alle relazioni affettive. Tutto è legato poi al trascorrere del tempo, al rapporto con la propria educazione ricevuta (o impartita, vedi mamma Brown), alle consuetudini e soprattutto alla religione: è persino agghiacciante a tal proposito il resoconto che Muriel fornisce della propria esperienza d'infanzia, che inevitabilmente le ha condizionato tutta l'esistenza nel rapportarsi col proprio corpo e con l'idea di sessualità.
Non si può infatti non cogliere una dura e audace analisi su come determinate componenti sociali e di credenza possano costituire veri e propri freni inibitori alla naturale, spontanea e quanto più Libera concezione della propria sessualità.
Per quanto mi riguarda è un film magnifico, con un Leaud sopraffino. Uno dei miei preferiti di Truffaut, per quanto non mi sconvolga come una Adele Hugo.

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