Gojira - The way of all flesh (2008)




Dopo un'attesa maturata tre anni, tornano i francesi Gojira, a mio avviso una delle migliori metal band degli ultimi 10 anni. Giunti al loro quarto album, anche stavolta non hanno tradito le aspettative, realizzando un disco favoloso.
Lo stile è il loro, inconfondibile. Aspettatevi le solite, spiazzanti destrutture, le poliritmie, la base post-thrash/death (ma solo la base!), i riffoni a-la morbid angel e quelle che appaiono come parti più fuori contesto possibile inizialmente, presto diventano parte del tutto. Un disco solido, pesantissimo, con una produzione eccellente, anche superiore al disco precedente.
Rispetto a 'Form Mars to Sirius' non si raggiungono determinate vette emotive, a mio avviso; mancano dei brani come 'global warming' o 'flying whales', che spezzavano il muro sonoro eretto per oltre un'ora.
Ma è musica di alto livello, ancora una volta.
Nonostante i 75 minuti, incredibilmente, a dispetto della quasi totale mancanza di brani più melodici (fa eccezione 'a sight to behold', e gli immancabili intermezzi tribali o i minimali suoni ripetitivi stile intro di 'global warming' - qui certe soluzioni qua e là fanno riecheggiare quel riff, ormai leggendario - ), non risulta ostico giungere al termine, soprattutto una volta metabolizzati i brani.
La differenza la fanno ancora una volta i fratelli Duplantier: superlativa la prova di Mario, batterista mostruoso, versatile, anima dei brani. Scrive il 50% della musica dei Gojira; la restante metà è del fratello Joseph detto Joe, chitarrista ma soprattutto voce capace di adattarsi alle molteplici sfaccettature che i Gojira tengono in serbo per l'ascoltatore.
Joe ancora una volta sforna una prestazione vocale maestosa.
Mixato da Logan Mader (tatuatissimo primo chitarrista dei Machine Head, come tutti sanno), 'The way of all flesh' conferma le potenzialità del gruppo, che dal secondo album 'the link' (2003) si è rivelato come diverso dagli altri, capace di suonare musica a parte in un panorama musicale particolarmente inflazionato.
I 'nostri' conservano le fattezze di band underground, nonostante tutto, restando fedeli alla Listenable. Bene così.
Il disco si presenta in una confezione elegantissima. Esteticamente è un CD che non passa di certo inosservato, sembra di tenere in mano un libretto. Le illustrazioni a mano (compreso l'artwork) sono opera dei due fratelli Duplantier. Colori e caratteri, scelte indovinate.
L'esperienza musicale Gojira non si limita a ciò che si ascolta. I testi sono parte integrante, pulsante del senso dei Gojira. Fin dal misconosciuto esordio 'terra incognita' (2000, già degnissimo disco) uno dei temi più cari a Joe è stato il rapporto uomo-natura, ed è passato nel corso degli anni attraverso brani epocali come 'clone', 'global warming', 'space time', 'world to come'.
In questo disco troviamo due brani significativi come 'toxic garbage island' sull'inquinamento ambientale, e 'Yama's messengers', ossia i corvi messaggeri del dio della morte. Un brano incentrato sui sensi di colpa per un mondo devastato dalle nostre stesse mani.

plastic form dead things it is now so clear
how could I fail to understand
cities are burning the trees are dying
my heart awake but still
pain is killing me
('toxic garbage island')

'Adoration for none' e 'a sight to behold' richiamano un altro tipico tema della musica dei Gojira, ossia l'amara constatazione della società attuale basata sull'edonismo ossessivo, la ricerca dell'utile, la sete del possesso e del potere da esercitare sugli altri

but I still don't get the point
what's worth destroying all the worlds
try not to get it anymore
('adoration for none')

Infine la tematica predominante, sin dai tempi di 'death of me', è l'eterno ritorno. Il termine 'death' non è mai nell'accezione di un fine ultimo, ma una tappa di una eterna (ri)generazione ciclica. Il simbolo è quello che appare sul CD, l'Oroboro (Uroboro), simbolo antichissimo che rappresenta un serpente che si morde la coda. Ha vari significati tra cui quello di utero, ed è uno dei simboli in tal senso delle teorie di Neumann sul 'pre-ego' uterino, ossia la nascita del Se antecedente all'Io.
Non a caso il brano di apertura è proprio 'Oroborus'; i testi di 'all the tears', 'the art of dying', 'esoteric surgery' ("you have the power to heal yourself"), 'vacuity', 'the way of all flesh' richiamano a una fortissima esperienza di introspezione ("I haven't close my eyes in a long time, I am trying"), la consapevolezza di Se per alimentare la speranza nella generazione della prossima esperienza/mondo del ciclo della nostra esistenza.
Questi ultimi brani citati sono un pò il filo conduttore attraverso cui si snoda questa ennesima magnifica opera della band francese.

is it the fear to fall in space that keeps us from understanding
the only way to find the power is to look inside
increase your fall on purpose and let this river flow
now you hold this secret appeared out of the vacuum of space
('vacuity')

Oroborus

Serpent of light, movement of the soul
Crawling stately along the spine
Mighty phoenix, from the ashes arises
Firebird cycle, life, regenerate the cell

Life burns fierce, reduced to ashes
Resurrection from the flame, ageless process
Quest for absolution, out of bounds introspect
Self-consuming womb, ever-present, meet no end

It seems like i always knew this
Since i'm a child i can feel it
My inner light everlasting
Revolving within a circle

Extended wings i'm flying
Over the valleys and planes
the curve of space i'm leaving
Death is just an illusion

Oroborus symbol of eternal life
Dig a tunnel for light, through ignorant walls
I'm counting the days but i'm dying
Grow up with impatience I'm falling down

On the peaks of radiant moutains
This truth is growing before me
My attention fixed on this silence
Rediscover life while i'm breathing

Designing the shape of material
Frozen icon distant reminder
Mankind has forgotten the gateways
By the mouth of the serpent regenerate


Vacuity (videoclip)

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