My Dying Bride - As the flower withers (1992)



Il primo disco intero dei My Dying Bride è stato registrato negli Academy e prodotto dal fedele Hammy tra il dicembre del '91 e il gennaio dell'anno seguente.
Un disco fuori dagli schemi, a partire dalla copertina che si commenta da sola. E' un disco che musicalmente vive di picchi pazzeschi, ma anche di momenti meno brillanti.
Non di certo si può dire dei testi: ricco di forzature decadenti, scadono a tratti perfino in latinismi completamente sgrammaticati. Ma Aaron ha altre frecce al proprio arco, e le scaglia con grande perspicacia nel momento della maturazione del gruppo, solo un paio d'anni più tardi.
'Sear me' risente di questo lirismo controproducente, totalmente in latino, ma un latino sballato. Sul piano musicale, al contrario, è già uno dei più bei brani della discografia del gruppo. Dopo un intro scolastico Rick/Ade/Calvin/Andy, s'innesca uno dei riff più memorabili (quello portante di 'the cry of mankind', a grandi linee, gli assomiglia). Il violino di Martin (ancora session) crea una melodia geniale e dopo questa stupenda prima strofa, c'è una accelerazione death metal brutale, a cui fa seguito un'altra di una lentezza esasperante. In sintesi, ecco i My Dying Bride degli esordi: cambi di tempo grandiosi in un binomio che varia tra il death metal classico e il doom più funereo. Molto più 'pestate' le accelerazioni rispetto ai Paradise Lost di quei tempi, che erano già molto più catchy di quanto si possa immaginare.
Il brano si conclude con la ripetizione della prima strofa, secondo una struttura circolare che è tipica di molte composizioni della band britannica, almeno fino a 'like gods of the sun'.
'The Forever people' è al contrario un brano esclusivamente death metal, e veniva spesso utilizzato per concludere i concerti.
'The bitterness and the bereavement' è un brano volutamente ripetitivo, lentissimo ma molto poco ispirato. 'Vast choirs' è il primo brano realizzato dai Bride nel lontano 1989, e questa versione benchè leggermente differente, non aggiunge molto a quel death metal grezzo del demo. E' uno dei grandi 'classici' del gruppo (che di recente l'ha addirittura riproposto dal vivo) e ha dei buoni momenti, devo ammettere, anche se non l'ascolto da molto tempo a questa parte. C'è perfino un assolo di Andy, e credo sia uno dei rarissimi.
E poi c'è la suite 'the return of the beautiful', a cui sono molto legato, penso sia una delle migliori prove della band dei primi tempi. Alternanze di strofe indovinate e riff ispirati. Anche il testo si segue piacevolmente. Il violino ancora una volta regala quel tocco in più di eleganza. Questo brano è stato ri-registrato 10 anni dopo per 'the dreadful hours', un tentativo a mio avviso evitabile, specie per l'assenza del violino, in quel disco.
'Erotic Literature' chiude il CD, ma è un brano piuttosto anonimo.
A difesa del gruppo c'è da dire che ha avuto pochi mezzi a disposizione per fare di più, e che ha dovuto inserire brani composti molto prima delle registrazioni. Anche 'The Crestfallen' e 'Serenades' degli Anathema risentono di queste esigenze.
L'aspetto sorprendente è che tutto il meglio che emerge da questo album (che costituisce abbondantemente più della metà della durata) non verrà semplicemente bissato, ma sorpassato nel giro di poco tempo nell'ambito di una delle evoluzioni più scioccanti che il metal degli anni '90 ricordi, e di cui si parla ancora oggi, la svolta di un intero sottogenere con uno dei dischi più clonati della storia del metal: 'turn loose the swans'.


Sear me

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