The Hurt Locker (Kathryn Bigelow, 2008)


Sia per come è girato che per i contenuti, 'the hurt locker' è un film che merita la visione, e avrebbe meritato qualche riconoscimento al festival di Venezia. Gran film, di una lentezza che ho trovato pertinente alle sensazioni che è capace di far maturare. L'ho trovato persino piuttosto originale per certi versi. Un ritratto asciutto e molto ben curato, la guerra è vissuta come una droga di cui non si può più fare a meno, lentamente progredisce nel sistema nervoso e sostituisce tutti i valori e le convinzioni su società, famiglia, e soprattutto sulla funzione che l'individuo ricopre al mondo. I punti di forza sono alcuni dettagli, delle trovate originali e molto ben rappresentate: i componenti degli ordigni che per James sono parte integrante del cassetto degli affetti mentre per Sanborn oggetti comuni ad ogni negozio di ferramenta; il bambino 'Beckham', parte di una sottotrama persino prolissa ma che ha il suo significato per come si conclude (ed è una delle scene pi agghiaccianti); il dialogo nel camion tra James e Sanborn: la priorità e unica via di uscita/salvezza per il soldato di colore appare quella di generare un figlio, una volta presa coscienza dello smarrimento di sè. Questi gli aspetti che mi hanno maggiormente colpito. Oltre ad essere valido sul piano dei contenuti, il film tiene quasi sempre alta la tensione mediante parecchie scene adrenaliniche, soprattutto quelle legate alle operazioni di disinnesco.
Ottimo il cast, fa la sua breve apparizione anche Ralph Fiennes. Bravissimo Jeremy Renner.

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