In Flames - The Jester Race (1996)



Archaic pearls of sleep and death
the voice of December losing its breath
and the floweryard of white and grey is haunted

White as the down of flaking snow,
the heroic emblems of life

(December Flower)

L'album che ha rivelato al mondo gli In Flames da Goteborg, il primo con Anders Friden alla voce (ex Dark Tranquillity e Ceremonial Oath) e Bjorn Gelotte (batterista e chitarra solista). All'epoca Anders aveva 22 anni e Bjorn 20.
Proprio mentre la piccola etichetta francese Osmose dava alla luce il manifesto del death metal melodico ('The Gallery' dei Dark Tranquillity), nel Novembre del 1995 gli In Flames con la loro formazione nuova e stabile entrarono nei Fredman Studio per realizzare il loro capolavoro.
Il disco: sensazioni difficili da descrivere. Il death metal degli esordi è alle spalle, il genere proposto è notevolmente più melodico, le chitarre rubano la scena per le capacità tecniche e compositive di Jesper e Glenn. I richiami ad un certo heavy metal anni '80 sono ridondanti, gli In Flames riescono ad amalgamare le loro scelte stilistiche spiccatamente melodiche a parti spesso anche molto tirate di batteria e ad altre più cadenzate. I 'puristi' tengono a sottolineare come nel death metal melodico, di cui questo disco è una delle pietre miliari, la parte 'incazzosa', la brutalità se vogliamo delle composizioni, sia un'aggiunta alle melodie, e non c'è una chiara matrice death metal, per cui non sta bene determinare come 'death metal' il 'gothenburg sound', essendone quest'ultimo non altro che un ramo. Per me questo disco ha rappresentato innanzitutto una ventata di freschezza. Ero reduce da un periodo in cui ascoltavo Obituary in continuazione e dapprima gli Unanimated, poi gli In Flames, mi aprirono nuovi orizzonti.
Penso che questo album sia una delle cose più inspiegabilmente scioccanti che mi sia capitato di ascoltare, e ancora oggi mi trasmette emozioni fortissime. Sembra tutto perfetto, le melodie penetranti, la voce di Anders (quando ancora aveva la voce - uno screaming molto espressivo - senza abbandonarsi a voci pulite improbabili) gli assoli magistrali (come posso non menzionare quello su 'december flower'?? non a caso quell'assolo è di Fredrik Johansson, e chi mi conosce sa quanto io adori questo genio!), due strumentali da sogno: la prima è una ballad semiacustica ('the Jester's dance'), la seconda è praticamente una delle più belle che conosca ('Wayfaerer'). Le chitarre ritmiche sono uno degli aspetti di minor conto in questo disco: dato paradossale, in fondo non parliamo di musica 'estrema'? già dal primo ascolto 'The Jester Race' ti catapulta in un universo sognante di chitarre soliste costantemente in primo piano, e nei suoi momenti più soft (le deliziose parti arpeggiate, che sin da 'Lunar Strain' hanno contraddistinto la loro proposta musicale) è in grado di rilassarti. Le parti tirate di 'Dead Eternity'(concepita già prima dell'autunno 1995), 'December Flower', 'Dead god in me' (originariamente 'the inborn lifeless', anch'esso un brano 'vecchio') sono favolose, mai eccessivamente brutali, sfociano sempre in parti che non ti aspetteresti: il finale di 'Dead god in me' è o non è una delle 'robe' più emozionanti che la musica possa dare??
Venero questo album, e sarà sempre parte di me.


And we go and we go and we go and we go, our steps so silent
And we go and we go and we go and we go, our blooded trace;
the Jester Race

Artifacts of the black rain

Moonshield

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