Gruppo di famiglia in un interno (Luchino Visconti, 1974)


Un grande film sulla solitudine. Iva Zanicchi che canta 'la mia solitudine sei tu, la mia rabbia vera sei sempre tu', intenso sottofondo di uno scontro generazionale che malinconicamente si risolve in un nulla di fatto, complice un inconciliabile quanto insanabile divario tra due generazioni differenti nella concezione della memoria storica, delle ideologie, del proprio ruolo sociale e in definitiva del modo stesso di intendere la propria esistenza in relazione con se stessi e con gli altri, in un preciso momento storico. Adoro le sceneggiature di Enrico Medioli, questo è uno dei film che più amo di Visconti perchè esprime una sofferenza difficile da descrivere: sembra che sia la natura umana stessa a beffarsi di quello che apparentemente potrebbe sembrare un genuino incontro tra due mentalità diverse rivestite dei ruoli rispettivamente di 'padre' e 'figlio' (alludo al rapporto tra il professore e Konrad). E' la natura di due personaggi negativi che non riescono a trovare la dimensione a cui agognano, frutto di una placida illusione che resta soffusa e legata all'aspetto squisitamente non verbale per gran parte del loro incontro. Il professore nella sua autocommiserazione e misantropia può essere visto forse come un monito a credere di più negli uomini indipendentemente dalle loro diversità culturali e ideologiche. La strada da seguire è ignota, quel che resta è il doloroso commiato di un uomo che si accorge di aver troppo compiaciuto il proprio attaccamento a ricordi e oggetti (ancora una volta il rapporto uomo/Arte al centro di un film della 'decadenza' di Visconti, elemento che accomuna questo film soprattutto a 'Ludwig' e a 'Morte a Venezia', oltre che a 'la prima notte di quiete' di Zurlini sceneggiato proprio da Medioli) e di aver vissuto con egoismo la propria esistenza.

2 commenti:

Mpo1 ha detto...

Bentornato al blog!
Lo sapevi che il testo della canzone della Zanicchi è stato scritto da Malgioglio?
Comunque non penso al professore come personaggio "negativo"... combattuto tra attrazione e repulsione verso questi personaggi che gli invadono la vita, e che ben rappresentano la volgarità del presente (anche di oggi), finisce per essere da loro portato alla rovina...

Mauro ha detto...

Grazie Ma, sì lo sapevo eheh! poi ti dico in pvt chi impazzisce per quella canzone..
la tua è una possibile chiave di lettura, il film in fondo non da risposte..quello che è evidente è che lui si rammarica di non essersi schierato con Konrad nella discussione accesa tra i ragazzi. Konrad denunciando la cospirazione fascista in fondo aveva compiuto un gesto importante che lo riscattava dalla sua condotta. In un'intervista comunque Visconti mi sembra lo viva come un personaggio non dico negativo, ma da cui si distacca, dice in sostanza "il professore non è autobiografico perchè s'interessa più delle opere che degli uomini ed è solo egoista, io non lo sono"