Le mani sulla città (Francesco Rosi, 1963)


Un film di denuncia legato ad un determinato periodo storico (boom economico italiano e relativi magheggi dell'edilizia in politica) e tristemente attuale.
Il regista napoletano è capace di costruire un quadro poliedrico con un taglio documentarista ma neorealista al tempo stesso. Riesce a trattare il delicato tema dell'etica personale nella politica (che è uno dei temi principali) senza farne una semplice e sterile requisitoria di parte, pur essendo schierato.
La dialettica è la componente fondamentale: c'è la voce della gente (meravigliosa la sequenza tra le strade in cui si sono riversate le persone che hanno subìto lo sfratto), i faccia a faccia privati, in cui vengono prese le decisioni più clamorose (giochi di potere, rovesciamento delle responsabilità, accordi e disaccordi in relazione all'ambizione per una posizione). Infine c'è l'aula in cui si riunisce il consiglio comunale, teatro di scontri accesi e in cui si ha sempre l'impressione che più che prendere decisioni per i cittadini l'obiettivo in realtà sia sempre quello di tirare l'acqua al proprio mulino.
Monumentale Rod Steiger, uno degli attori più camaleontici del cinema, ma anche il resto del cast fa la sua parte. Incisivi i dialoghi, certe battute inerenti a intrallazzi politici sono sensazionali, di una realtà disarmante.

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