Funny games (Michael Haneke, 2008)


Fatta eccezione per alcuni piccoli dettagli, questo remake made in USA è uguale nel senso, nelle inquadrature e nella sceneggiatura all'originale austriaco. Se quest'ultimo si proponeva come film di nicchia, non di certo si può dire lo stesso di questo remake, che sfrutta un cast di notevole caratura e che ha una distribuzione decisamente più ampia. Queste caratteristiche sono le uniche vere varianti e rendono più popolare il film, ma al tempo stesso lo sottopongono inevitabilmente ad una dose maggiore di critiche. Per farmene un'idea su scala minore, ma attendibile, sono stati sufficienti i pareri contrapposti del pubblico in sala. Mettono d'accordo tutti Tim Roth e Naomi Watts, così come l'ottima prova del talentuoso Michael Pitt (nella parte dello psicopatico che fu interpretata da altrettanta bravura da Arno Frisch nell'originale).
La violenza è tutta psicologica perchè non mostrata (la camera si sposta) e in quanto tale ancor più agghiacciante. Ma queste sensazioni di orrore che siamo stimolati a rappresentarci nella mente sono al tempo stesso permeate da un costante senso del grottesco. La sfida non è mai ad armi pari e ciò trova la sua geniale, miglior esemplificazione nella scena del rewind.
Il tentativo di portare ad Hollywood una storia del genere non mi è sembrato affatto fuori luogo e privo di senso. I riferimenti ad una borghesia alle strette sotto una singolare forma di violenza, ricolma di parodia (l'episodio delle uova e il telefono scarico sono forse i dettagli più riusciti, a tal proposito) trova una collocazione più congeniale in quel tipo di ambiente. Però è vero che il film non è per tutti, e mi sento di consigliare infatti la prima versione (l'originale del 1998), anche se questo remake è un film da vedere.
In conclusione, leggendo qua e là mi accorgo che ognuno trova i più disparati accostamenti nella critica borghese, citando Bunuel o persino 'Teorema' di Pasolini. Personalmente sento molto vicini i vissuti di questo film con alcuni di quelli relativi al meraviglioso 'il buio nella mente' (1995) di Chabrol.

2 commenti:

Il Bollalmanacco di cinema ha detto...

Non ho visto questa versione, ma ho adorato l'originale, per quanto disturbante.
Lo recupererò.

Mauro ha detto...

Decisamente meglio l'originale. Grazie