Unmoored - Indefinite Soul-Extension (2003)




Banalizzando, il valore di un disco emerge realmente solo a distanza di anni. A volte già a pochi mesi di distanza dall'averli encomiati subito dopo la loro uscita, ci si rende conto di aver preso dei grossi abbagli. Sono trascorsi ormai cinque anni dall'uscita di 'Indefinite Soul-Extension' e sono ancora convinto che si tratti di uno dei dischi svedesi più belli degli ultimi anni. Gli Unmoored arrivavano da due dischi ravvicinati senza infamia e senza lode, distribuiti dalla Pulverised di Singapore, nota per aver annoverato tra le proprie fila altre importanti band svedesi come Thy primordial e soprattutto Theory in practice (che adoro ndr) e ad aver prodotto il primo mcd degli Amon Amarth. Proprio il secondo album degli Unmoored, 'Kingdoms of greed' (2000) fu l'ultimo ad essere stato pubblicato da quella casa discografica prima di ben cinque anni. Problemi di debiti o cose del genere, e quel fallimento lasciò senza un contratto diverse band. Gli Unmoored hanno avuto la fortuna di trovare la nostrana Code666. Se il debutto 'Cimmerian' (1999) suonava death 'n' roll senza troppe idee, il già citato KOG dell'anno seguente pur non facendomi esaltare conteneva dei buoni riff e un suono già più evoluto. 'Indefinite..' segna un passo in avanti pazzesco, sotto qualunque punto di vista lo si voglia guardare. Produzione, una nuova line-up a 3 elementi di cui comincio a parlare partendo dalle due new entry: Thomas Johansson all'epoca mi sembra ventiduenne, chitarrista solista di approccio decisamente metal classico, dotato di ottima tecnica e velocità d'esecuzione. Preannuncio che adoro il chilometrico assolo in fade-out di 'Cinders Veil' che anche per questo motivo è una delle mie preferite del disco. Il nuovo batterista Henrik Schönström invece è un mio coetaneo, ricordo che all'epoca si commentava "cazzarola ma questo qui ha appena 20 anni e suona così!". Il suo lavoro sul disco è strepitoso, spacca ma al tempo stesso è particolare. Lo stesso Christian Älvestam (cantante, bassista, chitarrista e membro fondatore della band) in un'intervista lo definiva sempre "il ragazzo" ahah. Bè Henrik stiamo invecchiando assieme uhuh. La fervida mente di Christian muove la macchina Unmoored. Già il precedente disco metteva in evidenza un nuovo percorso musicale che includeva death metal svedese di vecchio stampo ma anche una ventata di novità (voci pulite e parti melodiche). In questo disco permangono queste caratteristiche ma i ritornelli melodici non sono più tali perchè si incastrano in momenti diversi, in strutture meglio amalgamate e più complesse. E' proprio per questo che non trovo esatto parlare di ritornelli come lo si farebbe per un brano dei Soilwork, ad esempio. A tutto questo si aggiunge più spazio per la chitarra solista e per nuovi elementi prog. Parti ricche di atmosfera anche senza un uso massiccio di tastiera (che comunque è presente) s'alternano ad altre molto tirate (e a volte, si rasenta il black - 'Leave taking') e ad altre ancora basate su mid-tempo. I nostri oltretutto non disdegnano passaggi acustici. Si potrebbe pensare ad un gran casino, dopo questa descrizione, ma vi assicuro che il risultato è sorprendente per ordine e qualità, sicuramente meno per l'aspetto di novità, che questo album sostanziamente non contiene (altrimenti parlerei di una pietra miliare, cosa che non è). I generi proposti sono già ampiamente sentiti, così come le soluzioni vocali di Christian, sia in growl che in pulito. Ma a colpire è la qualità messa in mostra e soprattutto la maturità compositiva nell'amalgamare le molteplici influenze. Oltretutto bisogna ricordare che in quel periodo il genere viveva il suo momento di maggior ristagno a livello di idee nuove (non che ora sguazzi nell'oro! ndr). Nota di merito per la ballad conclusiva 'Final State Part III', e per i testi personali e fuori da certi stilemi di generi. Complimenti Unmoored il vostro disco resiste alla prova del tempo, e lo ascolto sempre più che volentieri dall'inizio alla fine, senza momenti di stanca.

Final State Part III (Posthumous Writings)

in the depths of duration
far away from a close
the extension of yet another
ending shows
loss of time by the hour
seasons scattered to the winds
from the dying of tomorrow
wearing thin

(chorus)
never to return
whait is said to be
will not come to pass
tides no longer turn
what is yet to be
will not last

changes of little moment
for the better or the worse?
into what is of no more,
in reverse
on the verge of existence
one more rise falling through
where the bloom of ever-enduring
now once grew

Final State Part III (Posthumous Writings)


Nessun commento: