Agente Lemmy Caution: missione Alphaville (Jean-Luc Godard, 1965)

Stato di grazia di Godard: non a caso questo gran film si colloca cronologicamente tra quelli che reputo i suoi capolavori ('bande a part' e 'pierrot le fou', ma anche 'une femme marièe' che invece mi manca).
Non lo definirei un film di fantascienza: il regista rimodella questo genere (che peraltro non amava) a suo piacimento, con un personaggio che già s'era fatto una nomea in film di serie b, chiamando lo stesso attore che qui della propria maschera severa ne fà una sorta di parodia.
Alphaville non è altro che il ritratto della ipertecnologica società moderna. L'indagine non si concentra minimamente sulle persone perchè ormai sono omologate tra loro, descriverne una corrisponderebbe a descriverle tutte, certo in un atteggiamento volutamente provocatorio e non così conforme alla realtà, ma dopotutto è un film distopico che rovescia la realtà per questo, altrimenti di fantascienza - seppur con le dovute limitazioni come già scritto - non si tratterebbe. La riflessione invece si concentra sul cervello elettronico da cui dipende tutta la città: morto alpha60 tutti quanti gli abitanti perderebbero l'orientamento. Una sorta di d.i.o. ipertecnologico, la sostanza non cambia: è l'annullamento totale dei sentimenti, della coscienza. Tale è una riflessione del tutto personale: non credo che a Godard premesse minimamente una allusione mistica, quanto ciò che poi è evidente, ossia l'influenza della macchina sull'uomo, o più precisamente, della razionalità sulle pulsioni più profonde. I traditori (coloro che 'peccano' di irrazionalità) sono uccisi in strani rituali e pugnalati da concubine nelle piscine (in una delle scene clou). L'indagine dello strano agente segreto non è ovviamente la sola chiave di lettura per approfondire il nucleo del film: c'è anche un persistente ricorso a luci e ombre, simbolicamente l'oscillazione labile tra recupero e obnubilamento.
Anna Karina, magica come al solito, anch'ella nel suo momento di grazia di donna e attrice, protagonista del recupero del proprio sentimento. Che precorra forse la replicante di Blade Runner (?), anche se a differenza di quest'ultima recupera qualcosa di cui era già in possesso in passato, proprio come metaforicamente l'uomo nella società moderna potrebbe fare.
La scena in cui legge i passi del romanzo e s'illumina girando attorno alla lampada è per me una delle più belle di tutto il cinema di Godard.

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