A ciascuno il suo (Elio Petri, 1967)


Questo è il primo grandissimo film di Petri. Un'indagine spigolosa e interessante all'interno di una realtà ancora molto attuale, che colpisce nel segno. Un giallo in cui lo spettatore capisce in fretta quali siano i mandanti degli omicidi, ma non è questo l'aspetto che più conta. Petri analizza i meccanismi che regolano il 'sistema' in una provincia siciliana, e le motivazioni che sottendono ai due omicidi apparentemente privi di senso.
Un film che associo spontaneamente a 'non si sevizia un paperino': ma se nel film di Fulci l'analisi si soffermava sulle credenze dettate dall'ignoranza sia di natura religiosa che di superstizione, nel film di Petri è un'intera 'casta' politico-religiosa ad essere al centro delle riflessioni. Un apparato solido e impossibile da scalfire.
La storia è quella di uno scrittore (Gian Maria Volontè) che decide di far luce autonomamente sul misterioso omicidio di due concittadini e amici uccisi durante una battuta di caccia. Commette l'imprudenza di ritenere di poter smascherare i mandanti con le proprie forze, anche dopo essersi reso conto della portata dell'indagine. E soprattutto, è colpevole di non analizzare con la giusta attenzione sia l'assassino che la vedova di uno dei due. Quest'ultimo (Irene Papas) è probabilmente il personaggio di maggior interesse del film, perchè capace di anteporre il proprio onore a qualunque altra legge umana.
Il finale è la perfetta sintesi del messaggio che il film intende fornire. Anche lo spettatore più speranzoso deve rassegnarsi difronte ad un sistema più forte di qualunque attacco, e al cui confronto il coraggio di un singolo appare inevitabilmente come la sfrontatezza di uno stupido.
Un film 'politico' finalmente, dopo tanti anni in Italia di censura nei confronti di certi messaggi. La libertà del cinema di portare alla ribalta la sofferenza del protagonista (in questo caso un intellettuale fuori da ogni logica della realtà in cui vive, da quella politica fino a quella sessuale) nell'incapacità di opporsi ad un sistema che lo schiaccia e che lo spinge al di fuori della realtà stessa.
Incredibile la capacità e l'attualità di Petri, soprattutto coi suoi film migliori, nell'aver ritratto questo amaro contrasto, sempre attuale. Quanto sono cambiati determinati scenari tra sistema politico e cittadino in quarant'anni? poco o nulla.
Gian Maria Volontè offre la solita magistrale interpretazione. Difficile scegliere quale sia la prova migliore tra i film di Petri di cui è stato protagonista assoluto, tale è stata la costanza nel calarsi nel personaggio in modo unico e inconfondibile.

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