Nighfall - Athenian echoes (1995)





'Truth is multidimensional; the point is who has this charismatic power to make me believe his own rather than mine! We're different, indeed, unless we are part of the mob, trying desperately to enter our idols' placebo worlds'

(Efthimis Karadimas)

Anni fa associavo questo CD ad una scena in particolare, quella black ellenica. Non lasciò il segno. Dopo tanti anni mi resi conto che col black questo CD non ha poi tanto a che fare, ma d'altronde a cosa lo si può associare? quando sei ragazzo tendi sempre a racchiudere ciò che ascolti in filoni di generi coi quali hai già confidenza, o almeno a me è successo quasi sempre questo. Per andare 'al di là' ho sempre dovuto fare affidamento a sforzi supplementari: la paura della novità, la difficoltà nell'approcciare sonorità assolutamente sconosciute.
Capita anche che all'ascolto di un disco, considerando l'incredibile associazione tra la musica e gli stati emozionali del presente, si prenda distanza dal valore qualitativo dello stesso (e di conseguenza, emozionale) ricoprendolo con significati propri del momento, che c'entrano poco-nulla, e su cui fare unicamente affidamento alla luce di un giudizio complessivo. Tutto questo preambolo perchè di fatto due dei miei CD preferiti (questo MAGISTRALE terzo full-length degli Ateniesi NIGHTFALL e 'Painting on glass' dei norvegesi The 3rd and the mortal - di cui scriverò senz'altro prossimamente - ) hanno subìto questo tipo di processo.

Fino a qualche anno fa avevo addirittura maggior considerazione per i primi due album di questa seminale band greca: il primo 'Parade into centuries' (1992) è un disco death/doom debitore alla fiorente scena britannica, tuttavia già molto 'Nightfall', ed è comunque un disco di culto considerando che è il primo CD intero di musica estrema realizzato da una band greca ad essere stato prodotto da una casa discografica (essì, ancor prima di Rotting Christ, Varathron e Necromantia). E' tra l'altro il CD 001 della mitica Holy Records, etichetta francese che mi permetto di definire 'leggendaria' (Septic Flesh, Elend, Tristitia, Misanthrope, primi Orphaned Land, tra gli altri).
Il successivo 'Macabre sunsets' (1993) è più accelerato e personale, ma rovinato da una pessima registrazione. Tuttavia contiene delle hit imperdibili.

E' con il mini-CD 'Eons Aura' che i Nightfall anticiparono le coordinate per il loro superlativo e inarrivabile terzo album. Efthimis Karadimas, leader del gruppo, cominciò a sperimentare voci effettate e varie; le orchestrazioni e gli inserti di tastiera di George Aspiotis divennero sempre più onnipresenti, fino a diventare una prerogativa della proposta musicale del gruppo.
Un suono molto più libero, lontano dagli schemi. Non a caso, sul booklet di '1666...theatre bizzarre' (1995) dei compagni di etichetta Misanthrope, il bassista esibisce la t-shirt di 'Eons Aura' e coincidenza (!) ci sono parecchie affinità tra le due proposte.

'Athenian Echoes' uscì nel settembre del 1995. Un artwork inquietante. 8 tracce sempre varie, in cui si alternano parti velocissime ad altre più ritmate. Si ha sempre l'impressione di un suono molto dinamico, comunque.
Certe accelerazioni hanno effettivamente delle affinità col black greco, ma risultano complessivamente sempre diverse per effetto della tastiera, epica e magnificente. George Aspiotis è la vera risorsa del disco. Se penso a CD metal in cui adoro il lavoro di tastiera, bè c'è Kevin Moore sui primi Dream Theater, c'è Tommy Talamanca sui primi Sadist, ma soprattutto penso a George Aspiotis: tastierista di due delle più grandi band heavy metal della Grecia, i Raw Silk e gli Spitfire, oggi dopo la lunga parentesi coi Nightfall è tornato a suonare in un nuovo progetto (Kindragon) la sua grande passione: quella per l'hard-rock.
Questo non è neppure un CD death metal: il dinamismo e le melodie delle chitarre rendono sempre sfuggente qualunque etichetta. Spesso ci s'imbatte in giri di chitarra dal sapore orientale, sensazione amplificata dagli effetti di Aspiotis (vedi 'Ishtar', soprattutto). Gli assoli sono molto belli.
Efthimis Karadimas sforna una prestazione particolare, effettando moltissimo la propria voce, e mi rendo conto di come questo aspetto possa costituire spesso un ostacolo all'ascolto del disco. A me ciò non ha mai infastidito, ci ritrovo anche molti echi paradiselostiani ('Monuments...', 'The Vineyard').
Ecco l'unico brano che sfugge un pò all'atmosfera del resto del disco è il conclusivo 'monuments of its own magnificence', il mio preferito: solenne, lentissimo, ipnotico.
E poi un giro conclusivo che nonostante la ritmica compassata sia capace di generare l'headbanging, non è di tutti i giorni.
Le mie preferite? difficile sceglierle, è un disco che adoro particolarmente e che reputo un MUST soprattutto perchè non trovo un solo brano inferiore agli altri. Certo però che 'Ishtar (Celebrate your beauty)', la già citata 'Monuments of its own magnificence' e 'Iris (and the burning aureole)' hanno un sapore emozionale incalcolabile e leggermente superiore alle altre.
In questo album, in definitiva, trovate di tutto: sfuriate di musica estrema e momenti più rilassanti, un cantato sempre vario e tantissimi echi orientali nelle melodie e negli arrangiamenti spesso orchestrali. Un disco per tutti i gusti, davvero originale e poco considerato. A volte per chi ascolta è un valore e una fortuna, se penso però agli artisti, un pò meno (nonostante i Nightfall in Grecia ebbero un successo clamoroso con questo disco, che nonostante oggi sia pressochè dimenticato, anche all'estero tutto sommato lasciò il segno: la band faceva spesso tour europei, non è affatto sconosciuta!).
L'unica cosa che non capisco è il motivo per cui nonostante siano passati quasi 13 anni, Efthimis Karadimas non abbia voluto mai pubblicare i testi, ma soltanto i concetti che sono alla base degli stessi (presenti nel booklet). Non è musica da cantare, insomma, ed è un peccato.

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