Mister Hula Hoop (Joel Coen, 1994)


Come spesso accade il film realizzato con maggior budget a disposizione non risulta affatto tra i migliori. Stavolta la sceneggiatura è coadiuvata da Sam Raimi (e Bruce Campbell, il 'suo' attore, recita in una parte marginale). La commedia è frizzante e senza sbavature. Joel è un regista eccellente e ogni cosa è al suo posto, alcune trovate davvero divertenti, ma il risultato è a mio avviso troppo stucchevole e convenzionale. Certo, la mano dei due fratelli è evidentissima, ma la riflessione di fondo si avvicina troppo a clichè già ampiamente esplorati. I riferimenti a certo cinema degli anni '30 e '40 è evidente, ma non è questo riferimento, peraltro molto ben sfruttato, a non convincere. E' che lo stile del film non ha in toto quella particolare freschezza e originalità filmica che 'barton fink' aveva rivelato pochi anni prima.
Si tratta certamente di generi diversi, e la commedia è comunque un genere nel quale i Coen hanno espresso il meglio di sè (esattamente al pari dei film più seri e drammatici). Ma è la commedia meno arguta, quella che sento meno esuberante e di sicuro l'unica in cui alla fine non si sghignazza.
Il cast è comunque di altissimo livello, tanto per cambiare, con un Tim Robbins eccezionale tanto quanto Jennifer Jason Leigh. Simpatico l'espediente dell'orologio che si ferma, a risollevare una seconda parte del film (dal successo della nuova invenzione in poi, per intenderci) caduta di tono.
Molto meglio la prima parte: l'imbecille che in sostanza nasconde un carattere buono, determinato e umano, la sua prodigiosa ascesa. Tutto ciò che si conquista può dematerializzarsi con altrettanta velocità, e con altrettanti giochi balordi del destino: è un elemento che ricorre spesso nel cinema dei Coen, ma in 'mister hula hoop' la caduta agli inferi (per fortuna temporanea) e l'inevitabile risalita appaiono troppo di maniera per poter entusiasmare.

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