L'uomo che non c'era (Joel Coen, 2001)


Il film più malinconico dei Coen, uno dei migliori eppure sensibilmente freddo, di quella freddezza che mi porta a considerarlo con un certo distacco emotivo. Parlando di due film comunque diversi, Barton Fink nella sua tragicomica solitudine e lucida follia esprime molto più calore di Ed Crane, malinconico e disperato protagonista di questo film. Sigaretta in bocca perenne, Billy Bob Thornton regala un ritratto magistrale. Lo stile asciutto e volutamente incolore (nel vero senso della parola: il film è girato in un glaciale bianco e nero) rende giustizia ad una pellicola estremamente cruda e surreale, ma corre spesso il rischio (e di fatto è questo l'unica grande imperfezione che gli imputo) di apparire distante sul piano emotivo. Il film esprime una carica enorme di dignità e rassegnazione allo stesso tempo: il protagonista vede con i propri occhi, lucidamente, lo sgretolamento della propria esistenza. Non è un uomo passivo, al contrario cerca di fare di tutto per controbattere con le proprie forze, sia per se che per gli altri, agli inesorabili colpi del destino o se preferite alle leggi dell'assurdo, ma è una sfida persa. Meravigliosa la scena in cui dopo il suicidio della moglie, la moltitudine di persone per strada gli passa quasi attraverso, come se egli non ci fosse. Una simbologia di inesistenza e solitudine estrema, resa con un taglio perfido ma perspicace. Una parabola discendente di un uomo qualunque, 'dei giorni nostri' come dirà l'avvocato nell'arringa, ma ricca del valore della vita.
Altra piccola nota negativa il personaggio di Birdy: Scarlett Johansson (tutto tranne che convincente nel ruolo) non ha tuttavia le sole colpe circa la non riuscita del personaggio, che sarebbe potuto significare molto di più ai fini del tentativo operato da Ed (ovviamente non riuscito) di realizzare qualcosa di positivo per gli altri.
Eccellente come sempre Frances McDormand.

Nessun commento: