I demoni di San Pietroburgo (2008)

Innanzitutto, contrariamente a ciò che si potrebbe pensare giusto scorgendo il titolo, questo film non ha assolutamente nulla a che fare col romanzo 'I demoni' di Dostoevskij. Quindi pur essendoci una vicenda di fondo che ha a che vedere con una cellula terroristica, non aspettatevi di trovare un Piotr Stepanovic o un Liputin.
Da un'idea di Andrej Konchalovskij (ebbene sì) una produzione italiana affidata alla regia di Giuliano Montaldo. L'appoggio della RAI fa pensare ad una fiction, ed effettivamente questo prodotto è molto simile ad un film per la tv. E' questo è il peggior difetto: linguaggio molto 'popolare', sprazzi di retorica e regia del tutto innocua.
Un film che ha per protagonista un personaggio così controverso ed impegnato come lo scrittore russo è comunque un grosso azzardo, e in ciò riconosco dei meriti legati all'intraprendenza nel cercare di tratteggiare oltre che le vicende biografiche, anche il Dostoevskij-pensiero, che è di per sè un impresa persa in partenza. Eppure seppur non senza sbavature il ritratto tutto sommato funziona, viste le premesse. L'attore che interpreta Dostoevskij (Miki Manojlovic) mi è piaciuto abbastanza, ed è tra i pochi a salvarsi (assieme a un ottimo Roberto Herlitzka e ad Anita Caprioli, ma quest'ultima, specie per altre ragioni eheh) in un cast non eccellente.
L'indagine sul Dostoevskij-uomo, nel passato e nel presente, mette in luce la sua coscienza profondamente turbata e i suoi profondi interrogativi irrisolti, e questa è la costante più indovinata del film, seppur ripetitiva. Al contrario la Russia lacerata da spaccature ideologiche interne, che fa da sfondo al ritratto del protagoista e sempre presente, non è mai approfondita con la giusta forza.
Davvero poco convincente la descrizione del legame tra lo scrittore e la sua stenografa. Invece ho apprezzato molto l'artificio della ricerca ossessiva di tale Aleksandra (che si rivela poi essere la bellissima Anita Caprioli) di un uomo, Dostoevskij, che sente di aver poco tempo a disposizione e tanto da voler chiedere ed esprimere, e su cui probabilmente anche confrontarsi ai fini della propria ricerca interiore.
Un altro pregio della pellicola è comunque la fedeltà rispetto a pensieri e avvenimenti reali (ovviamente poi mescolati con la finzione della sceneggiatura) sulla base della bibliografia e della biografia di Dostoevskij: ciò aumenta la serietà e la buona fede del prodotto, di cui una visione seppur non indispensabile non farebbe male.

3 commenti:

Myskin ha detto...

Bravo Mauro, come al solito! Perfetta la tua "recensione" al film. Me lo sono appuntato fra quelli da vedere se capita l'occasione. Tu conosci ma la mia grandissima ammirazione per Dostoevskij!! Certo che è quasi impossibile tradurre certe scene o certi personaggi in immagini filmate. Bene che non abbiano tentato di mettere in scena il suicidio di Kyrillov (mamma che brano scritto!) o i dubbi interiori e la scena con la moglie di Satov. Questi sono secondo me i pezzi migliori del romanzo, anche se il personaggio di Petr Verchovjenskij è qualcosa di malignamente conturbante. Complimenti Mauro.

Mauro ha detto...

# luca: innanzitutto grazie! non credo sia perfetta, aspetta di guardarlo uhuh..comunque, nel mio commento in realtà non vorrei far trasparire che sia un film imperdibile, anzi..però allo stesso tempo penso che valga la pena guardarlo in particolar modo da chi nutre una passione per il romanziere e l'uomo Dostoevskij. No, mi ripeto, il romanzo non c'entra nulla con la sceneggiatura del film. Per quanto riguarda il romanzo, bè Aleksei Kirillov è uno dei personaggi chiave di tutta la bibliografia di Dostoevskij, un personaggio che ho amato molto anche se credo che tutto il discorso sulla 'grande idea' che fà a Piotr prima del suicidio sia decisamente esaltato, anche se ricchissimo di spunti di riflessione. Kirillov è l'ideale, appunto. E' la liceità del suicidio. Non credo si uccida per dimostrare che dio non esiste, come ho letto spesso, perchè lui questo lo dava già come punto di partenza, come già assodato! lo fà per dimostrare semmai agli uomini che che se dio non esiste essi stessi hanno e sono costretti a proclamare il libero arbitrio, e sarebbe troppo comodo utilizzarlo per azioni 'normali'..no, non basta, il libero arbitrio ha la sua massima espressione nell'uccidere se stessi. Non un suicidio canonico, per una ragione. No, per affermare il libero arbitrio. L'uomo così è infelice perchè ha paura di proclamarlo, una volta assodato che dio non c'è. La mia parte preferita comunque è tutta la seconda parte, dalla folle festa di Julia Michailovna in cui accade di tutto, il discorso di Stefan Trofimovic, i tormenti di Nikolaj Vsevolodovic che ritroverai quasi identici anche in Ivan Karamazov..e poi la confessione finale è un pezzo d'alta scuola, e la vicenda della bambina che ne fa parte, non sò se lo sapevi o ci hai fatto caso, è stata ripresa da Visconti ne 'la caduta degli dei'. Ah, per Kirillov Stavroghin se crede, non crede di credere. Se non crede, non crede di non credere: non è meraviglioso? ahah. Ciao!

Myskin ha detto...

I tuoi sono pensieri molto belli. E' vero, nel personaggio di Kirillov ci sono tanti significati o meglio molti stimoli a pensare.
Ciao, Mauro, alla prossima e stammi bene.