Paradise Lost - Icon (1993)



La libertà di fare musica è saper esprimere se stessi, quindi essere privi di particolari influenze esterne in merito al senso di ciò che proponi. Il quarto disco degli inglesi del West Shire (di base ad Halifax) Paradise Lost, è storia di un genere, di un credo, di una delle tante INNOVAZIONI degli anni '90. Oggi 'Icon' potrebbe apparire già sentito, ma nessuno suonava 'Icon' nel 1993. Il credo dei Paradise Lost era 'don't look back' ('Weeping Words'), tragicomicamente rinnegato negli ultimi anni, quando dopo tantissimi anni di carriera e dopo aver esaurito tutte le carte (anche quella di diventare loro, dei cloni - dei depeche mode - ) sono tornati a pasticciare il verbo del gothic metal di cui sono stati gli stessi creatori. Parodie e paradossi della musica, senza dubbio. Quante tappe bruciate, anno dopo anno, dall'esordio del '90 'Lost Paradise' (disco bruttino che ho solo per fare 'quello che i primi 5 li ha tutti' - perchè davvero, non lo sopporto), passando per il seminale 'Gothic' del '91 e il meno riuscito (ma che a me piace molto) 'Shades of god' dell'anno successivo. Quest'ultimo disco conteneva 'As I die', brano più semplice e dal refrain accattivante, il cui clamoroso successo accese la spia dei Lost verso territori meno pretenziosi in termini di costrutto (per star dentro a certe strutture dei brani di 'Shades of god' occorrono diversi ascolti) e più diretti, amplificando lo straordinario asso nella manica, ossia la chitarra solista di Gregor Mackintosh: praticamente persistente, si erge a colonna portante del suono rispetto a tutta la base ritmica. Mackintosh è responsabile del 100% della musica dei Paradise Lost, intesa come brani e arrangiamenti. Artista strepitoso ma complessato, bianco cadaverico, mancino, un bel pò montato ma pazienza. All'epoca aveva 24 anni. Ha creato un trend: quelle scale ravvicinate, quegli ondeggiamenti rockeggianti. Il gusto per la melodia ma secondo un concetto diverso dall'heavy metal classico. 'Icon' è in sostanza un'apertura mentale, un ammorbidimento verso territori più orecchiabili (mi si passi il termine) pur rimanendo in un ambito circoscritto come quello metal. Il cantato di Nick Holmes perde in termini di brutalità e profondità, diventando roco e più espressivo, alternato a quella sorta di parlata enfatica o se preferite 'pulito' di cui aveva dato un assaggio su 'your hands in mine' contenuta nel disco precedente. Il suono decadente dei primi dischi continua ad esserci, senza sfumature rocciose. La componente doom c'è ma è snellita; 'Icon' è un disco più controllato, meno violento e spesso anche più lento, ma di gran lunga più vario dei precedenti, grazie al lavoro superlativo di Mackintosh, che pone le basi per un salto di qualità enorme. Così, quando in molti cominciavano a clonare 'Gothic' e 'Shades of god' (ne cito giusto uno, 'the cube' dei francesi Supuration), 'Icon' và già oltre, fornendo significati diversi di 'desolazione' e 'energia', con un suono più catchy e maledettamente perfetto, in grado di prendere spunto dalla discografia passata e rendendo il suono più moderno e ispirato: qui sta il concetto di evoluzione di un suono, e in questo caso, di evoluzione dal death-doom al gothic(-doom) riconoscendo gli stessi elementi nel gruppo. In pochissimi sono riusciti a operare questa trasformazione rimanendo al tempo stesso fedeli all'impronta, al Credo, si accennava all'inizio del commento. C'è chi sostiene che il successivo 'draconian times' abbia affinato le atmosfere barocche di 'Icon'. La band stessa disse che su questo disco non tutti i brani erano bilanciati mentre su 'Draconian..' sì. Tutte cazzate per promuovere il nuovo disco. Personalmente non mi faccio troppi problemi, li considero due dischi eccezionali, preferendo di poco 'Icon' per una 'semplice' questione di emozioni. E' vero però che non tutti i brani sono meravigliosi, poi ovviamente a ciascuno le proprie preferenze. Le mie sono per 'embers fire' (l'assolo di Mackintosh è uno dei più belli che io abbia mai ascoltato) di cui posto il video qui sotto al pari di 'True Belief', altra hit. Memorabili anche 'weeping words', 'remembrance', la semplice 'joys of the emptiness', 'colossal rains' (sarò l'unico), e 'christendom', favolosa traccia col doppio cantato femminile-maschile, di cui ho da sempre adorato anche il testo. Che riporto qui sotto, in conclusione.

Christendom

Innocent, beneath this sorry veil see 'you have'

Plenitude, the sweetness of a new born child

Its lost deserted reverence

For my life and the stars creation

For my life it's the same rejection

Lost in life, I'll blame it all on you

Loss of hope, falling situation

Readapt, death is life's temptation

Dying slow, I'll blame it all on you

They betray, uphold the law, accuse the future


Resurrect, the harsh tones of our self contempt recall

Fail to breathe, in sight no normal state of mind

In time the hour will fail to chime


For my life and the stars creation

For my life it's the same rejection

Lost in life, I'll blame it all on you

Loss of hope, falling situation

Readapt, death is life's temptation

Dying slow, I'll blame it all on you


They betray, uphold the law, accuse the future

Embers Fire

True Belief

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