Blood simple (Joel Coen, 1984)


Il primo film dei Coen già è ricco dello stile particolare che contraddistingue il loro Cinema, e in particolar modo di una delle riflessioni predominanti: il crollo totale della deduzione difronte ad eventi incomprensibilmente assurdi e in quanto tali inoppugnabili con le armi della ragione. L'uomo in questo scontro ne esce sconfitto, solo.
E' alla base di questa riflessione energica che 'blood simple' si eleva qualcosa di molto più che un 'semplice' thriller. Su una sceneggiatura evidentemente non ancora all'altezza delle potenzialità dei due Coen, questo esordio è uno scontro continuo con le armi del destino e della non comprensione degli eventi. I tre personaggi principali si ostinano a interpretare i fatti unicamente alla luce della propria logica, tralasciando tutto il resto. Ne consegue un annientamento del dato relazionale, in realtà, e la piena incapacità comunicativa nella coppia. Basti notare il lungo e macchinoso tentativo di confessione di Ray ad Abby. Ray convinto che la compagna sia stata la prima a sparare unicamente sulla base del ritrovamento della sua pistola, non riesce a dar forma al suo discorso arenandosi continuamente su questa sua erronea supposizione, e non riuscendo a procedere in una spiegazione dell'evento che possa essere chiara soprattutto per se stesso.
Molti poi gli indizi sparsi qua e là che permettono allo spettatore, ma non ai personaggi, di comprendere ciò che accade: su tutti la pistola di Abby mostrata carica di sole 3 pallottole, e le foto mostrate al marito di lei dal killer, in cui i due amanti appaiono crivellati da diversi colpi.
Gli ultimi 15 minuti del film sono un crescendo continuo di tensione, e la scena finale assolutamente spettacolare.
Bravi i protagonisti, naturalmente Emmet Walsh e Frances McDormand (attrice feticcio dei Coen) rubano la scena con la propria bravura, e il loro scontro finale è una sorta di sublimazione delle loro strepitose interpretazioni.
A differenza del thriller comune, non c'è infine una risoluzione che stabilisca il 'vincitore' e soprattutto che risolva gli accadimenti: l'imprevedibilità del tutto che si ritorce contro o si schiera inaspettatamente a favore schiaccia una prospettiva di grandezza umana, riducendo i protagonisti a esseri solitari e angosciosamente imperfetti, marionette del destino a cui pur opponendo tutte le armi razionali di cui sono capaci non possono mai far fronte efficacemente.

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