Stalker (Andrei Tarkovskij, 1979)


'La vita mi prendeva,
sotto l'ala mi proteggeva,
mi salvava, ero davvero fortunato.
Eppur questo non basta.'

Il desiderio e la ricerca, ma anche l'insoddisfazione, ed è questo il tema sul quale mi piace riflettere maggiormente. 'Stalker' è un film che cattura lentamente le proprie emozioni e riflessioni, ed evoca un processo di introspezione notevole, che và di pari passo a quello che avviene nei tre personaggi.
Tarkovskij sembra far di tutto per rendere insopportabili lo scrittore e lo scienziato, inappagati e miscredenti, e per questo arrendevoli difronte al passo decisivo. Non credo che lo stalker faccia molto di più. Si pone il limite morale a qualcosa che rientra nell'inspiegabile, e francamente arrivo persino a detestare, nel corso della terza visione del film, i tre personaggi. Sarà probabilmente che in ognuno di essi scorgo una parte della mia personalità, e il riflesso della più profonda insoddisfazione. E' questo caleidoscopio a rappresentare per me la più grande fonte di attrazione e di passione che questo film ha progressivamente svelato dentro me. Lo stalker è colui che pone interrogativi e riflessioni esacerbanti sulla vita, sull'arte, che ha trovato un senso nella sua funzione ma che non trova appagamento perchè non ha nessun feedback dagli altri, e si tormenta perchè non capiscono. Lo scrittore lo colpevolizza costantemente, ha dei saltuari pentimenti che non appaiono veraci ma come subdola autocommiserazione. Ha perso l'ispirazione, ha perso tutto, non crede che ci sia altro dopo aver verificato che tutto ciò che è tangibile non ha significato. Lo scienziato ha sentimenti di rivalsa, anche lui divorato dall'insoddisfazione. Confonde la propria aspirazione per il libero arbitrio e decide di far saltare tutto, perchè se entrassero nella stanza persone che celano desideri nascosti malvagi che cosa accadrebbe? ma anche lui cade vittima dell'incompiutezza della propria scelta.
Il personaggio che ammiro di più è così la moglie dello stalker, che secondo il mio modesto parere accetta e si rassegna agli avvenimenti, accetta la propria mediocrità, la propria incompiutezza, e vive ciò che le spetta. Ma prova insoddisfazione?
Per il resto, parlano da sole le immagini, i silenzi, i vuoti, e le parole meravigliose che si rincorrono nelle poesie di Tarkovskij padre.
Questo film è un'opera d'arte.

5 commenti:

Myskin ha detto...

Che dire Mauro, su Stalker ci sarebbe da discutere giorni da quando è bello e complesso. Il bello sta secondo me proprio nel suo essere inafferrabile e indefinibile, quindi ciascuno di noi è forzato a riempire i personaggi con qualcosa di se stesso. Il tuo errore è stato quello di averlo visto 3 volte. Così hai distrutto la poesia del mondo simbolico e quasi onirico che crea alla prima visione. Le visioni successive non fanno altro che razionalizzare e banalizzare i temi. Poi non sono d'accordo che Tarkowskij renda odiosi lo scrittore e lo scenziato, anzi dà loro la stessa dignità dello Stalker, non si scaglia contro di loro, accoglie le loro opinioni anche se non le condivide.
Dostoeskij... in questo momento sto leggendo i Fratelli Karamazov. Purtroppo è un po' rovinato da una certa atmosfera da romanzo Cuore. Molto meglio Delitto e Castigo e soprattutto l'Idiota che è un equilibrio fra i due. Poi il personaggio di Myskin mi ha incantato. Qui sarò lui anche se hai capito che sono Luca/amterme63. A risentirci.

Mauro ha detto...

# myskin: circa Stalker, io sono del parere che come ogni altro film, visioni successive non facciano che bene.
Per quanto riguarda invece Dostoevskij, 'l'idiota' è l'unico tra i capolavori a mancarmi, anche se a onor del vero ho visto il film di Kurosawa (contrariamente a ciò che pensa qualche piccolo pidocchioso che s'aggira su quel sito, filmscoop non è l'esemplificazione mondiale dei film visti nell'arco della propria vita..). Scusami ma non riesco ad accettare di leggere che 'i fratelli Karamazov' sia rovinato da una certa atmosfera da romanzo Cuore (??). Immagino che non ancora sei entrato nel merito del romanzo eheh. Al di là dei gusti, trovo pertinente affermare che Mitja, Alesa e Ivan non siano altro che 3 parti di Raskolnikov, maturate e approfondite sotto decine e decine di aspetti. Alcune sezioni del romanzo, come quella relativa al racconto di Ivan sul 'grande inquisitore', o tutta la prima parte sullo Starets, o ancora l'apparizione del diavolo a Ivan e il persistente, geniale artificio della verità che sfugge e che non si può comprendere totalmente; ma soprattutto la trattazione del tema della coscienza (che è quello che in generale mi affascina di più), ne fanno un capolavoro.
Comunque i miei personaggi preferiti dei romanzi di D. sono i negativi Nikolai Vsevolodovic Stavroghin de 'i demoni' e Ivan Karamazov, per molti 'il nichilista' (ma non sono del tutto d'accordo.

Myskin ha detto...

E' vero Mauro, sono arrivato a quando lo starets muore e comincia a puzzare e quindi è troppo presto per dare un giudizio, visto che i romanzi di Dostoevskij vanno letti fino in fondo prima di giudicarli. Il carattere delle persone viene svelato piano piano e muta nel corso dell'opera. La scena "dolciastra" mi è sembrata quella quando Aliosha viene colpito da un bambino che si rivela (guarda caso!) il figlio di una persona umiliata da suo fratello. Ma è solo un breve momento, perché il resto è folgorante, come quasi tutte le pagine di Dostoevskij. Solo di cinema e musica vuoi scrivere qui? Perchè non posti anche le tue impressioni sulle opere del grande Fiodor? Io ho comincianto leggendo il Sosia: è stata una specie di pugnalata. Ho visto me stesso nel protagonista del racconto e ho sofferto come un cane. Poi ho letto Memorie da una casa morta. Mamma che spaccato d'umanità! Poi Delitto e Castigo che è eccezionale. Ma l'Idiota tu lo DEVI leggere. E' una riflessione sulla verità dentro il proprio animo e quello che esprimiamo agli altri e come viene inteso.Myskin è considerato un idiota perché non capisce nulla su come ci si comporta in società, è un po' disadattato e si fa ingannare, però riesce a leggere benissimo nel fondo dell'animo della gente ... ma no, non ti voglio togliere suspence. Tra l'altro anche lì ci scappa il delitto ... ma in quale circostanza ... oh mamma il finale, mi fa venire i brividi sulla schiena ancora se ci penso .. Mauro, spero di non essere troppo noioso o pesante. Io leggo volentieri quello che scrivi, purtroppo non conosco niente della musica che descrive e mi dispiace molto ... Ciao da Luca.

Mauro ha detto...

# luca: grazie per gli interventi, non sei affatto noioso non preoccuparti! :) uhm sì ho voglia di parlare solo di cinema e musica, non sono un gran lettore...i bambini: il romanzo inizia con Ivan (che confessa che non può immaginare l'esistenza di un dio difronte alla sofferenza dei bambini), e si chiude con Alesa...pur non essendo un leitmotiv narrativo, senza svelarti nulla ti dico solo che essi rappresentano simbolicamente uno dei nodi cruciali della riflessione di D. sulla RICERCA DI DIO, perchè 'i fratelli karamazov' oltre tutte le sottotematiche di grande spessore, ha come tema fondante il problema di dio e attraverso i tre personaggi principali la riflessione giunge a termine per gradini...Dimitrij -> <-Ivan .. -> Alesa. Se non ricordo male Alesa viene morso ad un dito da un bambino, bè poi la sottovicenda ha un ulteriore determinante sviluppo...se è finita comunque la parte relativa allo starets allora ti sei già imbattuto nel discorso di Ivan in cui dichiara che 'SE DIO NON ESISTE, TUTTO E' PERMESSO'. Non è poco, te l'assicuro, è qualcosa che se amerai il romanzo ti attanaglierà per sempre. Se pensi che è uno dei punti cruciali dell'ateismo, soggetto a decine di interpretazioni: per gli atei finisce lì, per i cattolici (che siano maledetti) Ivan è un libertino (!!!) pseudointellettuale oppure ho avuto la sventura di leggere che in realtà non ha detto esattamente quelle parole...la verità sta nel mezzo, forse (non sono un critico). Credo che Ivan non sia che il penultimo gradino di un'accettazione (egli stesso lo afferma in una circostanza, dopotutto), perchè l'uomo-dio che egli profetizza per sua stessa ammissione è impossibile che si imponga sulla terra data l'inettitudine della natura umana. Io da ateo intransigente mi fermo qui, non ho bisogno di dimostrare l'inesistenza di un dio (perchè dovrei?), è un assunto che è così e basta, semmai chi crede deve spiegarmi il perchè lo fa. Non si può dimostrare qualcosa che non è, proprio perchè non è. Quindi se dio non esiste, tutto è permesso, ed è ciò che puntualmente accade sul pianeta terra. Scusa le contorsioni mentali, magari se ne riparla quando avrai finito di leggere questo capolav..ehm questo romanzo. Ciao!

myskin ha detto...

Hai scritto cose molto interessanti, Mauro. Ne riparliamo senz'altro quando avrò finito il CAPOLAVORO (non nemmeno io dubbi su questo). Intanto cercherò di conoscere la musica che tu stai descrivendo ... Non lo sai quanto mi incuriosisce.