Necrophobic - The nocturnal silence (1993)


Necrophobic - The nocturnal silence (1993)

Ritengo questo album non solo un capolavoro e IL capolavoro dei Necrophobic, ma (sigh!) l'unico bel disco che han realizzato. Fatta eccezione per l'EP 'Spawned by evil' (l'ultimo con David Parland), perlopiù composto da cover, trovo 'darkside' e 'the third antichrist' due dischi senza infamia e senza lode, mentre 'Bloodhymns' è l'unico che m'è piaciuto (specie i primi brani), ma niente di paragonabile al debut. L'ultimo 'Hrimthursum' è il peggiore.
Non posso stabilire quali siano i veri segreti della grandezza di 'the nocturnal silence' e quali dell'involuzione del gruppo; tuttavia le due qualità maggiori dell'album di debutto le trovo nella voce di Anders Strokirk e nei riff dell'unico chitarrista, David Parland. Il primo canta solo su questo album del gruppo; il secondo, membro originario della band, ha cambiato aria prima di 'darkside' per suonare esclusivamente nell'altra sua band, i Dark Funeral, e sarà un caso ma suona soltanto sul primo 'the secret of the black arts' che reputo l'unico loro disco decente.
I giri di chitarra di 'the nocturnal silence' sono semplicemente grandiosi! niente di particolarmente elaborato, ma veri e propri killer-riffs decisamente rari da ascoltare all'epoca. Anche gli assoli, sebbene non virtuosi, s'incastonano perfettamente nel death/black proposto.
Specialmente i primi brani sono uno più emozionante dell'altro: da 'awakening' (con uno dei bridge - con assolo - più belli che io ricordi nel genere) alla stupenda title-track, passando per le splendide 'before the dawn' e 'unholy prophecies'. Nella seconda metà del disco 'the ancients gate' e 'fathers of creation', presenti sull'EP 'the call', hanno tutt'altro sapore con la performance di Strokirk rispetto alla registrazione precedente.
Considerando sia l'anno di uscita (1993), che la qualità di un disco siffatto, vien da sè annoverarlo tra le pietre miliari di un genere, unitamente a 'a velvet creation' degli Eucharist, 'those of the unlight' dei Marduk o 'the somberlain' dei Dissection, pur non avendo neanche lontanamente avuto la stessa influenza che ha ottenuto specialmente quest'ultimo disco menzionato. Eppure, a livello di qualità, siamo più o meno su quei livelli.

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