Una donna semplice (di Claude Sautet, 1978)

Fatta eccezione per i primissimi film, un tema cardine del cinema introspettivo di Sautet è la coerenza tra sfera etica ed affettiva: l'una non può prescindere dall'altra, e a ciò nella produzione degli anni '70 si unisce l'attenzione per la trasformazione di una società in cui vengono ridefiniti i ruoli individuali, di genere e collettivi, sia nel privato che nel pubblico.
Questa “storia semplice” respira di tutto ciò, con equilibrio e candore, talvolta con le ombre della malinconia e della depressione, della lacerazione e dell'incompatibilità che da sempre hanno tinto le storie di vita e morte di questo straordinario regista. 
Si apre con un aborto e si chiude con una gravidanza, nel mezzo accade che non sono gli uomini a determinare Marie quanto il contrario, ossia indipendente da solitudine e legame la protagonista segue un percorso autonomo e cosciente di affermazione. 
La costante della sua confusione esistenziale è la responsabilità verso le persone a cui tiene maggiormente, e nello specifico verso l'amico Jérome. 
E' un cinema di attenzione silente e di sguardi, quello di Sautet, dei suoi protagonisti e di riflesso di chi li osserva, e l'interesse pudico e sensibile di Marie per la vita di Jérome è ritratto con un tocco magistrale. 
Uno splendido inno all'accortezza per la vita altrui e alla serenità interiore che ne deriva.


Coalesce - Give them rope (1997)


Il riff a 1:34 di One on the ground.




I dannati di Varsavia (di Andrzej Wajda, 1957)

Il titolo originale è Kanal, canale lungo le speranze e verso una possibile salvezza, canale della percezione che avverte la fine e comincia a disfunzionare: visioni, deliri, l'immaginazione come ultimo disperato appello alla vita e al sentimento.

L'amore di Stokrotka: poco prima Jacek l'aveva rimproverata di non aver spirito di immaginazione; allora lei immagina per lui e mente il reale troppo agghiacciante per essere descritto quando l'ultima ora è imminente e tangibile. E il suo amore avvolge, sorregge e conforta, perché si erge a realtà più reale della stessa morte. 




Pill 223

Non occorre titolo

Si è arrivati a questo: siedo sotto un albero,
sulla sponda d’un fiume
in un mattino assolato.
E’ un evento futile
e non passerà alla storia.
Non si tratta di battaglie e patti
di cui si studiano le cause,
né di tirannicidi pieni di memoria.

Tuttavia siedo su questa sponda, è un fatto.
E se sono qui,
da una qualche parte devo pur essere venuta,
e in precedenza
devo essere stata in molti altri posti,
proprio come i conquistatori di terre lontane
prima di salire a bordo.

Anche l’attimo fuggente ha un ricco passato,
il suo venerdì prima di sabato,
il suo maggio prima di giugno.
Ha i suoi orizzonti non meno reali
di quelli nel cannocchiale dei capitani.

Quest’albero è un pioppo radicato da anni.
Il fiume è la Raba, che scorre non da ieri.
Il sentiero è tracciato fra i cespugli
non dall’altro ieri.
Il vento per soffiare via le nuvole
ha dovuto prima spingerle qui.

E anche se nulla di rilevante accade intorno,
non per questo il mondo è più povero di particolari,
peggio fondato meno definito
di quando lo invadevano i popoli migranti.

Il silenzio non accompagna solo i complotti,
né il corteo delle cause solo le incoronazioni.
Possono essere tondi gli anniversari delle insurrezioni,
ma anche i sassolini in parata sulla sponda.

Intricato e fitto è il ricamo delle circostanze.
Il punto della formica nell’erba.
L’erba cucita alla terra.
Il disegno dell’onda in cui s’infila un fuscello.

Si dà il caso che io sia qui e guardi.
Sopra di me una farfalla bianca sbatte nell’aria
ali che sono soltanto sue
e sulle mani mi vola un’ombra,
non un‘altra, non d’un altro, ma solo sua.

A tale vista mi abbandona sempre la certezza
che ciò che è importante
sia più importante di ciò che non lo è.

(Wislawa Szymborska - La gioia di scrivere, pagg. 497-499. Adelphi editore)


Tortoise - TNT (1998)

Tortoise - Millions now living will never die (1996)

Pill 222


And so ten centuries solemnly collide
Love failed and I have
Lost my Name

Secrecy hoards the treasure
Coveted most by me
As rainwater collects in barrels
Sleep covers Abuse with Time
Too many dream-haunted hours
Leaves me with seasons swelling and growing
And without welcome, fading
Something makes sense in ripples
Grief is the corpse from which worms feed
Alas, I am not this stricken man
Suspended by sunlight, shadows break
Their silent vigil
As rainwater collects in barrels
Lucifer rose up to kiss the analgesic dawn
While below, Something roll'd the stone away
Something makes sense in ripples
Gradually, I saw Abuse is a Name
And ghosts will seem forever
Less fantastic

Like a kiss, soft, and wild with the delicate steps of petals fallen in a stream
This swirling ballerina turns in faint and sighing grandeur
Across the floor to me
A monarch plays the violin to a summer's afternoon
Whilst quietly the earthworm adores the soil in winter's sparkling gloom
It breaks away, growing as the flowers do

A thunderhead embraces his enraptured lover
And kisses with a gale that also makes the cattails shudder
His tears cannot, as he proclaims his love, be held with lightning back;
They fondly dance into an open window
And fondly dance with mine

Our eyelashes weaken with a weight that is sweet and fine
And this feels like frogs and spiders in the sweet outside
Tell me why world, unfathomable and good
The beauty of everything is infinite and cruel

An airplane, a puppet, an orange, a spoon
A window, and outside
Stars and the moon