Pill 202

Tu conosci i miei pregiudizi, che dipendono dalla mia educazione, dalle mie origini, ma anche da una gerarchia di valori fondata su certi presupposti, io ero facilmente trattabile perché ero abituata a certi toni, a certi gesti, a certe tenerezze nei modi, e la brutalità con cui è stato violato tra l'altro il mio mondo, che era anche il tuo una volta, sarebbe bastata da sola a farmi impazzire. Infine, a causa delle mie origini, non ero assolutamente più, per così dire, trattabile. Non si può trattare sopra la mia testa. Non mi possono imporre usi che mi sono estranei e mi recano danno. Persino l'ambasciatore tailandese, che voleva spingermi a togliere le scarpe, ma tu conosci quella vecchia storia... Io non mi tolgo le scarpe. Non rendo pubblici i miei pregiudizi. Li ho. Preferisco magari spogliarmi completamente, fino alle scarpe. Se davvero una volta i miei usi lo esigessero, allora sarebbe così: butta tutto ciò che hai nel fuoco, fino alle scarpe.

(Ingeborg Bachmann - Malina, pag. 127, Adelphi 1a edizione)

Pill 201

Esiste una espropriazione spirituale? E se esiste, un espropriato ha un diritto alle estreme difficoltà del pensiero? Ne vale ancora la pena?
Potrei domandare le cose più impossibili. Chi ha inventato la scrittura? Cos'è la scrittura? E' una proprietà? Chi ha richiesto per primo l'espropriazione? Allons-nous à l'Esprit? Siamo di una razza inferiore? Dobbiamo immischiarci nella politica, non fare più niente ed essere brutali? Siamo maledetti? Stiamo precipitando? Malina si alza, ha vuotato il mio bicchiere. In una profonda ebbrezza coprirò col sonno le mie domande. Adorerò animali la notte, profanerò le immagini più sacre, mi aggrapperò a tutte le menzogne, diventerò una bestia nel sogno e come una bestia mi lascerò ammazzare.

(Ingeborg Bachmann - Malina, pag. 114-115, Adelphi 1a edizione)

Pill 200

bisogna soffrire fino in fondo il passato, non già il suo o il mio, ma chi se ne preoccupa, bisogna soffrire fino in fondo le cose, gli altri non hanno tempo per questo, nei loro paesi dove si danno da fare e fanno progetti e agiscono, è in quei paesi che sta la gente veramente fuori dal tempo, perché sono senza lingua, sono quelli che non hanno una lingua che governano in tutti i tempi. Le svelerò un segreto terribile: la lingua è il castigo. Tutte le cose debbono entrare in essa e debbono poi svanire in essa secondo la loro colpa e nella misura della loro colpa.

(Ingeborg Bachmann - Malina, pag. 88, Adelphi 1a edizione)

Pill 199

e Ivan chiede: Ma che hai, perché ridi come una cretina?
Oh, niente, è che sto così stupidamente bene che divento stupida.
Ma Ivan dice: Non si dice stupidamente bene, si dice solo bene. Cosa ti succedeva prima, quando stavi bene? Diventavi sempre così stupida?
Scuoto la testa, Ivan alza per scherzo la mano per picchiarmi, allora torna la paura, dico soffocata: No, no, non sulla testa.
I brividi passano dopo un'ora, e penso che dovrei dirlo a Ivan, ma Ivan non capirebbe una pazzia simile, e dato che non posso dirgli niente dell'assassinio, mi sono ritratta in me stessa, per sempre, cerco solo di tagliare, di cauterizzare questa piaga, per Ivan, ma non posso restare immersa in questa pozzanghera di pensieri sull'assassinio, con Ivan dovrebbe riuscirmi di estirpare questi pensieri, mi toglierà questa malattia, mi salverà. Ma dal momento che Ivan non mi ama e non ha neanche bisogno di me, perché dovrebbe amarmi o avere bisogno di me un giorno? Lui vede solo il mio viso sempre più disteso ed è contento quando riesce a farmi ridere, e mi spiegherà di nuovo che siamo assicurati contro tutto, come le nostre macchine, contro i terremoti e gli uragani, contro i furti e gli incidenti, contro gli incendi e contro la grandine, ma io sono assicurata in una frase, e in niente altro. Il mondo non ha una assicurazione per me.

(Ingeborg Bachmann - Malina, pag. 71, Adelphi 1a edizione)

Pill 198

non smetto di sperare, di supplicare e di credere di aver udito una frase che non sia venuta solo dalla stanchezza, una frase che mi assicuri nel mondo, ma intorno ai miei occhi qualcosa si contrae, la secrezione delle ghiandole è così scarsa, non basta neppure per una lacrima all'angolo degli occhi. Basta dunque una frase per assicurare qualcuno per cui non c'è più nulla da fare? Dovrebbe esistere una assicurazione che non sia di questo mondo.

(Ingeborg Bachmann - Malina, pag. 68, Adelphi 1a edizione)

Pill 197

una sola volta Ivan chiede cosa sto facendo, e io dico: Oh, niente, ho un'aria così imbarazzata che deve ridere. Le lettere non lo interessano, ma un foglio insignificante, su cui sta scritto Tre assassini, e Ivan lo posa di nuovo. Ivan di solito lo evita, ma oggi dice: cosa sono questi fogli? perché ho lasciato un paio di fogli sulla poltrona. Ne prende un altro in mano e legge divertito: Cause di morte. E su un altro foglio legge: La tenebra egiziana. Questa non è la tua scrittura, l'hai scritto tu? Dato che non rispondo, Ivan dice: Non mi piace, ho già pensato qualcosa di simile, e tutti questi libri che stanno qua in giro nel tuo sepolcro nessuno li vuole, perché ci sono soltanto libri così, ce ne saranno pure altri, debbono esserci, come Exsultate Jubilate, perché non si stia più nella pelle dalla gioia, ti succede spesso di non stare nella pelle dalla gioia, perché non lo fai anche scrivendo. Portare queste miserie al mercato, aumentare quelle che già ci sono, è uno sconcio, tutti questi libri sono ributtanti. Ma che razza di ossessione, questa tenebra, è sempre tutto così triste e quelli lo rendono ancora più triste in quei libroni. Guarda qua: Memorie da una casa di morti, non so se mi spiego.
Sì, ma, dico intimidita.

(Ingeborg Bachmann - Malina, pagg. 49-50, Adelphi 1a edizione)

Pill 196

Mentre insieme ci mettiamo d'accordo con facilità, nella città prosegue la strage, osservazioni insopportabili, commenti, brandelli di chiacchiere che circolano nei ristoranti, ai parties, nelle case, dagli Jordan, dagli Altenwyl, dai Wantschura, o vengono fornite ai più poveri dai settimanali, dai giornali, dal cinema e dai libri, ognuno vuole rimanere nudo, spogliare gli altri pezzo per pezzo, deve sparire ogni segreto, deve essere forzato come un cassetto chiuso a chiave, ma dove non c'era nessun segreto, non ci sarà mai qualcosa da trovare, e la perplessità dopo gli scassi, i denudamenti, le perlustrazioni e le ispezioni, aumenta, nessun roveto brucia, neppure la più pallida luce si accende, non certo nelle ebbrezze né nella fanatica austerità, e la legge del mondo resta più incompresa che mai al di sopra di tutti.

(Ingeborg Bachmann - Malina, pagg. 32-33. Adelphi 1a edizione)