Pill 206

LO SPECCHIO DI NILGUN

Ieri ho scritto il mio testamento. Ho annotato che i miei occhi non andranno a nessuno. E ho anche scritto: sono nata vecchia (ho contato novecentotrentasei rughe sulla mia carcassa). Non ho mai imparato a giocare con i bambini del mio quartiere, e sono sempre stata un peso per me stessa. Non sono degna del nome che mio padre, dopo aver a lungo riflettuto, mi ha scelto. Ho scritto: il mio cuore è un tamburo folle che batte da solo (Bum! Bum! Bum!), in ore improbabili. Il mio cuore, che batte da solo, mi sveglia ininterrottamente per paura che io possa dimenticarlo nel sonno, come una madre abbandonerebbe suo figlio nella folla, per scomparire...

Per questo, lascio in eredità a mia sorella piccola il mio vestito da sposa (è nuovo: c'è ancora il prezzo). Le lascio anche un pugno di sabbia del deserto del mio animo, e la mia bambola Dunia alla quale, un giorno, ho staccato la testa (perché rifiutò - esattamente come mia madre - di dirmi che mi amava). E le offro il freddo che sento ogni volta che esco da me stessa per andare verso gli altri.
Ma no, non lascerò in eredità a nessuno i miei occhi:
Perché 
            Dai
                   Miei
                           Occhi
                                     Io
                                         Salterò
                                                     Per
                                                           Scappare.

(Joumana Haddad - Adrenalina, pag. 13. Edizioni del Leone)

Pill 205

Lo sportello si apre
Luce fredda
inizia la rottura

non so più dove guardare

Stanca di tutte queste ricerche
Telepatia
e speranza 

Guardare le stelle
predire il passato
e cambiare il mondo con un'eclisse d'argento
l'unica cosa che è eterna è la distruzione
stiamo tutti per andarcene
cercando di lasciare un segno più duraturo del mio

Non mi sono mai uccisa prima quindi non cercate precedenti
Ciò che è avvenuto prima fu solo l'inizio

un terrore ciclico
che non è la terra
una rivoluzione

Caro Dio, caro Dio, cosa devo fare?
Vedo solo
neve
e nera disperazione

Non c'è posto per una svolta
un'inutile sparata morale
l'unica alternativa all'omicidio

Per favore non tagliatemi tutta per scoprire come sono morta
ve lo dico io come sono morta

Cento di Lofepramina, 
quarantacinque di Zoplicone, 
venticinque di Temazepam, e venti di Mellerin 

Tutto quello che avevo

Giù in gola

Un taglio

Impiccata

E' fatta

guardatelo l'Eunuco
dai pensieri castrati

teschio
scarico

la cattura
il rapimento
la rottura
di un'anima

una sinfonia per uno strumento solo

alle 4 e 48
l'ora felice
in cui l'oscurità mi fa visita

dolce oscurità
che mi penetra negli occhi

Io non conosco peccato

questo è il male del diventare grandi

questo bisogno vitale per cui morirei

essere amata

Muoio per una a cui non importa
Muoio per una che non sa proprio

mi stai spezzando

Parla
Parla
Parla

dieci metri di arena di fallimento
non mi guardare

La mia ultima tappa

Nessuno parla

Convalidatemi
Autenticatemi
Guardatemi
Amatemi

la mia ultima sottomissione
il mio ultimo fallimento

la pollastra balla ancora
la pollastra non si ferma

penso che tu pensi a me
come volevo pensassi a me

l'ultima fase
l'ultima tappa quella finale

pensa a tua mamma ora
pensa a tua mamma

Cade una neve nera


anche nella morte mi tieni 

mai libera


Non ho nessuna voglia di morire
nessun suicida ne ha mai avuta




guardatemi scompaio
guardatemi

scompaio

guardatemi

guardatemi

guardate








Una me che non ho mai conosciuto, il volto impresso sul rovescio della mia mente









per favore aprite le tende.


(Sarah Kane, Psicosi delle 4 e 48, pagg. 216-220. Einaudi editore)



Pill 204

E voglio giocare a nascondino e darti i miei vestiti e dirti che mi piacciono le tue scarpe e sedermi sugli scalini mentre fai il bagno e massaggiarti il collo e baciarti i piedi e tenerti la mano e andare a cena fuori e non farci caso se mangi dal mio piatto e incontrarti da Rudy e parlare della giornata e battere a macchina le tue lettere e portare le tue scatole e ridere della tua paranoia e darti nastri che non ascolti e guardare film bellissimi e guardare film orribili e lamentarmi della radio e fotografarti mentre dormi e svegliarmi per portarti caffè brioches e ciambella e andare da Florent e bere caffè a mezzanotte e farmi rubare tutte le sigarette e non trovare mai un fiammifero e dirti quali programmi ho visto in tv la notte prima e portarti a far vedere l’occhio e non ridere delle tue barzellette e desiderarti di mattina ma lasciarti dormire ancora un po’ e baciarti la schiena e carezzarti la pelle e dirti quanto amo i tuoi capelli i tuoi occhi le tue labbra il tuo collo i tuoi seni il tuo culo il tuo e sedermi a fumare sulle scale finché il tuo vicino non torna a casa e sedermi a fumare sulle scale finché tu non torni a casa e preoccuparmi se fai tardi e meravigliarmi se torni presto e portarti girasoli e andare alla tua festa e ballare fino a diventare nero e essere mortificato quando sbaglio e felice quando mi perdoni e guardare le tue foto e desiderare di averti sempre conosciuta e sentire la tua voce nell'orecchio e sentire la tua pelle sulla mia pelle e spaventarmi quando sei arrabbiata e hai un occhio che è diventato rosso e l'altro blu e i capelli tutti a sinistra e la faccia orientale e dirti che sei splendida e abbracciarti se sei angosciata e stringerti se stai male e aver voglia di te se sento il tuo odore e darti fastidio quando ti tocco e lamentarmi quando sono con te e lamentarmi quando non sono con te e sbavare dietro ai tuoi seni e coprirti la notte e avere freddo quando prendi tutta la coperta e caldo quando non lo fai e sciogliermi quando sorridi e dissolvermi quando ridi e non capire perché credi che ti rifiuti visto che non ti rifiuto e domandarmi come hai fatto a pensare che ti avessi rifiutato e chiedermi chi sei ma accettarti chiunque tu sia e raccontarti dell’angelo dell’albero il bambino della foresta incantata che attraversò volando gli oceani per amor tuo e scrivere poesie per te e chiedermi perché non mi credi e provare un sentimento così profondo da non trovare le parole per esprimerlo e aver voglia di comperarti un gattino di cui diventerei subito geloso perché riceverebbe più attenzioni di me e tenerti a letto quando devi andare via e piangere come un bambino quando te ne vai e schiacciare gli scarafaggi e comprarti regali che non vuoi e riportarmeli via e chiederti di sposarmi e dopo che mi hai detto ancora una volta di no continuare a chiedertelo perché anche se credi che non lo voglia davvero io lo voglio veramente sin dalla prima volta che te l’ho chiesto e andare in giro per la città pensando che è vuota senza di te e volere quello che vuoi tu e pensare che mi sto perdendo ma sapere che con te sono al sicuro e raccontarti il peggio di me e cercare di darti il meglio perché è questo che meriti e rispondere alle tue domande anche quando potrei non farlo e cercare di essere onesto perché so che preferisci così e sapere che è finita ma restare ancora dieci minuti prima che tu mi cacci per sempre dalla tua vita e dimenticare chi sono e cercare di esserti vicino perché è bello imparare a conoscerti e ne vale di sicuro la pena e parlarti in un pessimo tedesco e in un ebraico ancora peggiore e far l’amore con te alle tre di mattina e non so come non so come non so come comunicarti qualcosa dell’assoluto eterno indomabile incondizionato inarrestabile irrazionale razionalissimo costante infinito amore che ho per te.

(Sarah Kane - Tutto il teatro - Crave, pagg. 155-157. Einaudi editore)

Pill 202

Tu conosci i miei pregiudizi, che dipendono dalla mia educazione, dalle mie origini, ma anche da una gerarchia di valori fondata su certi presupposti, io ero facilmente trattabile perché ero abituata a certi toni, a certi gesti, a certe tenerezze nei modi, e la brutalità con cui è stato violato tra l'altro il mio mondo, che era anche il tuo una volta, sarebbe bastata da sola a farmi impazzire. Infine, a causa delle mie origini, non ero assolutamente più, per così dire, trattabile. Non si può trattare sopra la mia testa. Non mi possono imporre usi che mi sono estranei e mi recano danno. Persino l'ambasciatore tailandese, che voleva spingermi a togliere le scarpe, ma tu conosci quella vecchia storia... Io non mi tolgo le scarpe. Non rendo pubblici i miei pregiudizi. Li ho. Preferisco magari spogliarmi completamente, fino alle scarpe. Se davvero una volta i miei usi lo esigessero, allora sarebbe così: butta tutto ciò che hai nel fuoco, fino alle scarpe.

(Ingeborg Bachmann - Malina, pag. 127, Adelphi 1a edizione)

Pill 201

Esiste una espropriazione spirituale? E se esiste, un espropriato ha un diritto alle estreme difficoltà del pensiero? Ne vale ancora la pena?
Potrei domandare le cose più impossibili. Chi ha inventato la scrittura? Cos'è la scrittura? E' una proprietà? Chi ha richiesto per primo l'espropriazione? Allons-nous à l'Esprit? Siamo di una razza inferiore? Dobbiamo immischiarci nella politica, non fare più niente ed essere brutali? Siamo maledetti? Stiamo precipitando? Malina si alza, ha vuotato il mio bicchiere. In una profonda ebbrezza coprirò col sonno le mie domande. Adorerò animali la notte, profanerò le immagini più sacre, mi aggrapperò a tutte le menzogne, diventerò una bestia nel sogno e come una bestia mi lascerò ammazzare.

(Ingeborg Bachmann - Malina, pag. 114-115, Adelphi 1a edizione)

Pill 200

bisogna soffrire fino in fondo il passato, non già il suo o il mio, ma chi se ne preoccupa, bisogna soffrire fino in fondo le cose, gli altri non hanno tempo per questo, nei loro paesi dove si danno da fare e fanno progetti e agiscono, è in quei paesi che sta la gente veramente fuori dal tempo, perché sono senza lingua, sono quelli che non hanno una lingua che governano in tutti i tempi. Le svelerò un segreto terribile: la lingua è il castigo. Tutte le cose debbono entrare in essa e debbono poi svanire in essa secondo la loro colpa e nella misura della loro colpa.

(Ingeborg Bachmann - Malina, pag. 88, Adelphi 1a edizione)